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bandiere blu cilento 2007

Pisciotta rientra tra le località al top.


La novità Montecorice


IMG_0808Otto Bandiere blu nel


Cilento


Vassallo: premio inflazionato

 

 



II sindaco di Pollica:





«Ora siamo



troppi»

SALERNO — Sette conferme (Positano, Agropoli, Castellabate, Pollica, Ascea,Centola-Palinuro. Sapri), un ritorno, Pisciotta, una new entry, Montecorice. Questo il panorama, sulla costa salernitana, delle «Bandiere Blu», il prestigioso riconosci mento assegnato ogni anno dalla Fee Italia (Foundation for environmental education) che verrà uffi­cialmente conferito stamattina a Roma nella sala delle confe­renze del Ministero dei Trasporti. Saranno nove e tut­ti in provincia di Salerno i centri costieri della Campania che riceveranno il vessillo che dal 1987 qualifica le località balneari italiane per qualità del­le acque, pregio della costa e dei servizi messi a disposizione di cittadini e turisti, misure di sicu­rezza e campagne di educazio­ne ambientale intraprese dalle amministrazioni comunali.


E ancora una volta a farla da padrone in questa speciale graduatoria è il Cilento. Oltre alla perla della Costiera amalfitana, Positano, appartengono tutte alla costiera cilentana le altre lo­calità indicate dalla Fee. Come lo scorso anno la Bandiera Blu delle spiagge 2007 va ad Agropo­li e a Pollica con i suoi centri co­stieri di Acciaroli e Pioppi, a Sa­pri e a Palinuro. Stesso discorso per Ascea, il cui primo cittadino esprime tutta la sod­disfazione in proposi­to. «Ogni anno – sot­tolinea il sindaco di Ascea Mario Rizzo – i parametri della Fee si fanno più severi e i criteri più selettivi. E anche stavolta sia­mo stati in grado di ottenere la bandiera. Fa piace­re poi notare come siano diver­si i centri del Cilento ad avere questo ambito riconoscimento. Segno di una qualità del mare e di una vivibilità diffusa nel no­stro territorio».Conferma per la Bandiera Blu anche per Castellabate, do­po le vicende della scorsa estate in cui il riconoscimento fu sospeso durante lemergenza rifiuti. Rientra in organico Pisciotta che lanno scorso era stata esclusa dalle località Bandiera Blu con seguito di ricorsi e polemiche da parte dellamministrazione del comune attualmente commissariato in attesa delle elezioni di fine maggio.



Novità assoluta invece è la consegna a Montecorice. Un posto al sole dunque anche per il comune nel cui territorio si trova la splendida frazione costiera e località balneare di Agnone Cilento. «E un riconoscimento al lavoro fatto per il risanamento del litorale», esulta il sindaco Flavio Meola. Ma sul prestigio del premio consegnato dalla Fee non tutti sono pienamente daccordo. Tra questi Angelo Vassallo, sindaco di Pollica, co­mune che da ormai ventanni si vede consegnare la Bandiera Blu dalla Fondazione per ledu­cazione ambientale. «E un pre­mio alquanto inflazionato – spie­ga Vassallo -. Di Bandiere Blu in Italia ne sventolano un po troppe e la visibilità del ricono­scimento non è più quella che si aveva allinizio».


Bartolomeo Ruggiero



corriere del mezzogiorno di mercoledì 16 maggio 2007



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lit camp

http://litcamp.wordpress.com/

Sabato 12 maggio, dalle 10 alle 18, presso il Circolo dei Lettori di Torino situato nello storico Palazzo Graneri della Roccia in via Bogino 9, si terrà “La Rete dei Segni”, primo litcamp (barcamp letterario) italiano sul tema di come cambia la scrittura e leditoria allepoca di internet. Levento si svolgerà in contemporanea con la Fiera del Libro di Torino per garantire la possibilità ai visitatori della Fiera di partecipare al Litcamp e viceversa.

Un BarCamp è un evento, molti lo definiscono una non-conferenza, dove non ci sono spettatori ma solo partecipanti, un incontro con discussioni aperte e libere, con lo scopo di comunicare, presentare ed apprendere fra i presenti. Il fenomeno dei barcamp sta crescendo in Italia: da Milano, a Roma, a Torino, Bologna e lultimo svoltosi a Genova.

I primi barcamp trattavano argomenti prettamente legati alla tecnologia e al web. Ora si stanno programmando barcamp tematici, specialistici, verticali i cui le comunità di addetti al lavoro di particolari argomenti o tematiche si confrontano fra di loro. Tutti i partecipanti possono preparare un intervento, una presentazione, una discussione o partecipare a quelle degli altri.

Al LitCamp Torinese partecipano scrittori, poeti, giornalisti, editori, blogger e lettori, in una sfida alla realtà e al sogno della scrittura sul web. Si parlerà di fan fiction, di nuova poesia, di scritture collaborative, di libera editoria, di scrittura come di segno, di riviste online, di scritture al femminile, del confine tra editoria cartacea e scrittura in rete, e degli altri oggetti connessi.

La partecipazione al litcamp è come la scrittura: libera, possibile, e aperta a tutti anche perchè con la rete siamo tutti scrittori, tutti lettori, tutti editori, tutti giornalisti. Il Litcamp si svolge nella stessa giornata del BarCampMatera e per la prima volta in Italia due BarCamp diventeranno uno solo grazie a un collegamento in diretta che manterrà in costante contatto Matera e Torino.

Fra i presenti al Litcamp molti dei più conosciuti blogger e blogger letterari italiani che sono orami personaggi famosi anche in campo letterario o giornalistico, i rappresentanti di editori on-line e cartacei.
a riprendere in video streaming Robin good http://www.masternewmedia.org/it/ e se volete anche su nunzio digitale.splinder

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gomorra

savianoUn’analisi di «Gomorra»


LA SCRITTURA E IL SISTEMA:


IL CASO SAVIANO


di MARCELLA MARMO *


Di là dagli echi mediatici dell’emergenza politica che hanno valorizzato il libro di Roberto Saviano, ne vanno sottolineate innanzitutto le qualità letterarie. Coraggiosa letteratura di inchiesta,

o piuttosto romanzo realistico-visionario? Il libro è un romanzo no-fiction, chiarisce Saviano.


Frutto di molto studio ed altrettanta esperienza sul campo, la scrittura non è quella del saggio ne sceglie la precisione asciutta del reportage. Si affida piuttosto all’io narrante, che non è peraltro

sempre l’autore, ma si sposta verso molti altri attori del milieu e dello stesso Sistema, portando lo zoom verso i soggetti, le storie e le percezioni della tragica violenza diffusa. (…) Dalla capacità di catturare le voci dirette derivano al libro il suo carattere coinvolgente e insieme le complessità del di scorso di Camorra. Gli aspetti fondamentali di questa complessità vengono proposti dallo stesso sottotitolo: come si intrecciano potere e denaro nell’impero economico e nel sogno di dominio della camorra.


Nel racconto di Saviano, le quantità e le qualità dell’economia camorrista si affollano con efficacia, grazie innanzitutto alla consultazione intensiva delle indagini giudiziarie, che a partire dagli

anni 1980 hanno inseguito la crescita a grappolo di clan intorno ad affari di droga e cemento, armi e rifiuti tossici, estorsione, usura, cattura di imprese in molti campi di produzione e commercio, investimenti immobiliari, mercantili e finanziari, in Italia e all’estero.


I capitoli centrali di Gomorra dedicati al Sistema e alla guerra di Scampia danno quindi un’evidenza particolare agli aspetti distruttivi di questo potere territoriale rampante ed offrono uno

spaccato antropologico eccezionale della violenza agita dai clan, talvolta verso vittime innocenti o casuali. Saviano è capace di raccontare le proprie emozioni sconvolgenti di fronte ai morti

che giacciono ancora per terra quando raggiunge con la Vespa i luoghi dell’agguato nei viaggi funerei della sua inchiesta, ed insieme i sentimenti di molti altri — dalla violenza sui corpi nel mercato della droga, alla paura che si diffonde a macchia d’olio nel milieu, al peso della morte nell’immaginario che ne hanno gli stessi uomini del Sistema.


Indimenticabile il racconto del traumatico allenamento dei ragazzini al loro primo reclutamento, che vengono addestrati innanzitutto al giubbotto antiproiettile. Essi sono divorati dalla sete, perché assumono le «pasticche» al fine di reggere lo sforzo psico-fisico dell’addestramento; una sete che la sera li porta a succhiare l’olio della pizza, ad aggiungerne ancora.

 

Questa parte della storia camorrista va dunque ben oltre il noir e produce un rac­conto sociologico di qualità. «Io voglio di­ventare un boss», avere supermercati, ne­gozi, fabbriche, donne leggiamo nella lettera di un quindicenne trasmessa dal giudiziario «che quando entro in un ne­gozio tutti mi devono rispettare. E poi vo­glio morire. Ma come muore uno vero, uno che comanda veramente. Voglio mo­rire ammazzato». In questa voce giovani­le il corto circuito tra potere e denaro che brucia in partenza le biografie trova l’espressione più chiara. Altrettanto inte­ressante è che, in questa cultura, i model­li presi dal cinema possano andare a Scarface, l’eroe di un film americano alla fine sconfitto; la cui villa lussuosa viene fatta ricostruire identica da un boss del caser­tano, che la farà smantellare dai suoi uo­mini quando scatta ahimè il sequestro statale. La precarietà delle vite è del resto un aspetto intrinseco a questa imprendi­torialità sui generis centrata innanzitutto sul capitale umano, che ha infatti tra i suoi aspetti strutturali la guerra sin dalla comparsa dei fenomeni mafiosi nel seco­lo XIX. (…)

 

Il nodo cruciale della particolare violen­za delle guerre di mafia nel quadro con­temporaneo potrebbe certo essere appro­fondito, in relazione al passaggio da un si­stema che opera in un contesto di risorse scarse, con possibilità limitate di accumu­lazione attraverso l’estorsione e i mercati legali e illegali, al contesto contempora­neo in cui i mercati illegali di lunga distan­za, l’espansione della spesa pubblica e la stessa deregulation del ciclo liberista allar­gano di molto l’accumulazione per vie cri­minali. Questi poteri territoriali radicati si dimostrano capaci di riprodursi adattan­dosi a nuovi contesti senza perdere per questo le loro caratteristiche antiche e fon­danti, cioè la strategia articolata tra l’estorsione/protezione, il controllo oligopolistico di mercati sia illegali che legali e l’accaparramento di risorse. Aspetti che Saviano ovviamente incontra, ma che tut­tavia, nella propensione scarsamente ana­litica del libro, si limita ad affiancare ad una mitologia liberista.

 

Risulta ad esempio assiomatica l’argo­mentazione secondo la quale la guerra di camorra contemporanea risponde bene al­la logica pura del sistema economico: il boss deve soccombere a breve, perché la sua permanenza al potere ostacolerebbe l’ulteriore sviluppo dei commerci, farebbe lievitare i prezzi e bloccare la ricerca di nuovi affari, la logica del sistema è che emergano nuovi aspiranti boss pronti al prenderne il posto. La guerra di camorra, fase suprema del liberismo?!

 

Questa griglia analitica sembra defor­mante anche quando la spiegazione della guerra ricorre non senza incertezzeal modello centro-periferia , o quando si parla con disinvoltura di borghesia camor­rista per l’area al top del Sistema. Lo stes­so Saviano confessa di sentire il fascino di questa imprenditoria rampante, pronta a bruciare nel tempo il suo stesso sogno di dominio, che si è lasciata alle spalle la di­versità plebea, se talvolta ama persino ave­re una biblioteca e addirittura si può ap­passionare a Lacan.

 

In sintesi, la confusione teorica che affol­la alcune pagine di Gomorra paga lo scotto al radicalismo necessariamente approssima­tivo della cultura no global/new global, dif­fusa nella cultura di opposizione (non solo giovanile). Saviano conserva peraltro i va­lori di una certa trasmissione del marxi­smo, tra la rivolta etica contro lo sfrutta­mento e la denuncia della mercificazione sempre più invadente nel nostro mondo.

 

La cifra ossessiva circa l’invasione delle merci merita un’attenzione precipua per le rappresentazioni seducenti che produce a livello letterario. Il lettore resta certo cat­turato dall’esordio visionario sul porto di Napoli invaso dai cinesi, dove dal contai­ner dondolante cadono i cadaveri congela­ti da riportare in Cina per la sepoltura, e nel quale d’altra parte si concentrano enor­mi quantità di merci da smistare in Euro­pa. L’iperbole è consentita: «In poche ore transitano per il porto i vestiti che indosse­ranno i ragazzini parigini per un mese, i bastoncini di pesce che mangeranno a Brescia per un anno, gli orologi che copriran­no i polsi dei catalani, la seta di tutti i vesti­ti inglesi di una stagione».

 

L’ossessione bulimica torna a connette­re la storia dei corpi e quella delle merci ed apre dunque una chiave di lettura psicoa­nalitica di Gomorra, a quanto risulta sinora poco presente nelle recensioni. In ogni parte del libro l’angoscia regressiva che prende allo stomaco, il disgusto, rimbalza dalle numerosissime metafore corporee che alludono a un dentro/fuori propria­mente viscerale. Queste ultime sono assai più frequenti degli stessi richiami al san­gue e alle ferite dei corpi. L’ansia viene dal­la rabbia quando egli sale le scale ed entra nelle case, è l’orrore del capitalismo del ce­mento il dominio economico di Gomorra proprio nei paesi della sua infanzia. L’au­tore si racconta con trasparenza per lo snodo autobiografico cruciale del rappor­to con la figura del padre, che lo inizia alle armi ma poi abbandona la famiglia, e con qualche riferimento più discreto ad una madre in ansia per le avventure pericolose del figlio, la quale gli ha trasmesso peral­tro l’amore per la cultura.

 

LA BOLLA MED1ATICA Un editore del Nord cattura uno scrittore del Sud, com­menta un intervento on line lungo il pri­mo successo mediatico di Gomorra. Pos­siamo aggiungere che ne valeva la pena: per il valore intrinseco del libro (è il primo testo letterario di livello in centocinquanta anni di scrittura sulla camorra), forse più che per la sua effettiva efficacia nel ri­lancio della politica antimafia, di cui Na­poli e la regione Campania hanno un con­creto bisogno.

 

Richiamo qui brevemente i fatti politici più evidenti che, secondo un fenomeno del resto ricorrente, hanno incrociato sui media nazionali e locali la cosiddetta «emergenza Napoli» in quest’autunno davvero caldo per la città e l’intera Regio­ne. Nella lunga storia della cosiddetta ex-capitale, la «questione di Napoli» può captare umori sotterranei del Paese in par­ticolare lungo le crisi del sistema politico, di cui diviene come lo specchio, un metadiscorso che indica ora le possibilità in sali­ta, ora il segnale pericoloso del fallimento. La crisi amministrativa e d’immagine del 2006 ha evidentemente chiuso il ciclo aper­to con molte speranze politiche ed identità-rie dal «rinascimento», lanciato dal sinda­co vincente di sinistra Bassolino nei primi anni ’90. Quella retorica potè essere una bandiera per il generale rinnovamento che in Italia si attendeva dall’introduzione del sistema maggioritario, e d’altra parte tam­ponava i consistenti problemi della dell’in­dustrializzazione dell’Italsider di Bagnoli.

 

Nel 2006, in un’Italia tuttora alle prese con gravi difficoltà nel ricambio della clas­se politica, il non lontano tramonto del sindaco/governatore del «rinascimento na­poletano» è stato inesorabilmente annun­ciato lungo l’esplosiva questione della rac­colta dei rifiuti. La gravita del problema per un’area metropolitana che vorrebbe tra l’altro sviluppare un’economia del turi­smo, e l’enorme peso simbolico negativo delle montagne di spazzatura per strada da settembre a novembre, in ogni quar­tiere e paese della città e della regioneincrociavano peraltro con singolare tempi­smo il terrificante e documentato raccon­to del problema rifiuti tossici dell’ultimo capitolo di Gomorra.

 

Il libro arrabbiato e insieme dolente di Saviano parla poco di politica, giudican­do tra l’altro che al primato dell’economia abbia corrisposto una reale capacità dei clan di autonomizzarsi rispetto ai politici, più marcata che nella mafia. La stessa af­fluenza nelle discariche campane dei rifiu­ti tossici, provenienti da un’ampia geogra­fia di industrie settentrionali, che ha sicu­ramente prodotto o aggravato l’inefficien­za del servizio ordinario, viene raccontata nel libro senza particolari rilievi sulle re­sponsabilità politiche ed amministrative del caso. L’opinione pubblica ha certo ipo­tizzato connessioni lungo la crisi gravissi­ma del servizio, ma si aspetta tuttora una risposta trasparente dai nuovi funzionari del servizio civile inviati dal governo cen­trale per arginare la crisi campana.

 

* Docente di Storia contemporanea, all’ateneo Federico II


corriere del mezzogiorno giovedì 10 maggio 2007 prima e 19 pagina

 

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P1010029

Giovedì 10 Maggio 2007

Percorso enogastronomico “La via dell’olio cilentano”

– Prende il via venerdì prossimo a Futani “La via dell’olio cilentano”, significativa iniziativa di valorizzazione territoriale che vede protagonista l’olio di oliva dell’areale di produzione della Denominazione di Origine Protetta del Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano. Elemento fondamentale della dieta mediterranea ideata dallo studioso americano Ancel Keys, l’olio cilentano rientra a pieno titolo nel paniere alimentare dei prodotti di eccellenza della Comunità Montana Lambro e Mingardo e rappresenta una indispensabile risorsa turistica e culturale sulla quale è stato avviato un articolato programma di eventi che parte venerdì. La prima tappa è fissata alle ore 11 dell’11 maggio prossimo con la presentazione del progetto presso l’Aula Consiliare della Comunità Montana a Futani dove intervengono il presidente Pietro Forte, l’assessore al Turismo Carmelo Stanziola, il regista Giandomenico Curi ed il direttore artistico Gaetano Stella. Il calendario prosegue a Centola, sempre alle ore 11 ma di sabato 19 con il taglio del nastro della mostra fotografica “…’Na frasca e ‘na petra…” e quindi alle 21 con uno spettacolo folk di scena a Centola; il 3 giugno, invece, a Pisciotta prima alle ore 10 spazio al convegno con degustazione sul tema “Cilento, solo olio d’oliva” e in serata gran finale con uno spettacolo folk. Dall’8 al 10 giugno, invece, si tengono le degustazioni con spettacoli folk e mostre mercato ad Ascea, mentre il 17 giugno si passa a Camerata: alle ore 11 c’è l’inaugurazione della mostra fotografica “Segni cilentani” presso la frazione Marina in località porto e alle 21 si chiude con lo spettacolo teatrale “I crociati” presso l’anfiteatro Kamaraton.

Le dichiarazioni

“L’olio di oliva, elemento fondamentale della dieta mediterranea, è uno dei prodotti di eccellenza del paniere alimentare della Comunità Montana Lambro e Mingardo e l’oliveto, con le sue forme cangianti sia nei colori che nelle dimensioni delle varie culture, connota il paesaggio rurale dell’intero territorio comprensoriale. L’uomo che qui ha scelto di dimorare nei millenni ha plasmato il paesaggio, anche in funzione del reperimento di aree da destinare alla coltivazione dell’olivo, per consegnarcelo così come oggi lo vediamo. La Comunità Montana, conscia del ruolo istituzionale che le è proprio, intende attivare programmi di valorizzazione della produzione dell’olio di oliva e, nel contempo, avviare percorsi di conoscenza legati alla gastronomia tipica. L’invito che si rivolge al moderno viaggiatore è quello di visitare con occhio attento ed animo aperto il nostro territorio, il quale non si sottrarrà al suo compito di ospite attento e premuroso”.

Presidente Comunità Montana Lambro e Mingardo Pietro Forte

“La Comunità Montana Lambro e Mingardo gode di quelli che sono gli appeal naturali richiesti dal mercato turistico internazionale: costa, collina e montagna. Grazie alla sensibilità e alla collaborazione di altri enti, si è inteso dare anche un valore aggiunto a tutto ciò attraverso una serie di eventi, tra i quali anche “La via dell’olio cilentano” che sicuramente contribuirà a qualificare l’intero comprensorio e, nello stesso tempo, a renderlo ancora più accogliente. Siamo sempre più convinti, che solo grazie alla sinergia tra le istituzioni e gli operatori turistici si riescono a dare quel valore aggiunto e quella spinta determinante allo sviluppo del territorio. Diventa quindi fondamentale, in questo contesto, il ruolo di “trait d’union“ tra i vari protagonisti che la Comunità Montana sta cercando di attivare e di coordinare a vari livelli”.

Fonte : comunicato stampa

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Parco del Cilento scaduta la proroga del commissario del parco

Il ministero dellAmbiente tace

Parco del Cilento, scaduta la proroga di Tarallo commissario

VALLO DELLA LUCANIA — Sono tre giorni che è scaduta la prorog­a del commissario del Parco Nazio­nale del Cilento e Vallo di Diano. Fi­no a ieri però negli uffici dellente, in piazza Santa Caterina, del destino del Parco, non si sapeva nulla. Il di­rettore generale, Angelo De Vita, al­larga le traccia: «Silenzio. Pino ad oggi da parte del ministero dellAm­biente non è arrivata nessuna comu­nicazione».

La scadenza del 30 aprile è la ter­za proroga che in un anno è giunta a Palazzo Mainenti. Un excursus che inizia a maggio scorso quando il pre­sidente Giuseppe Tarallo, esaurì il suo mandato. La fase successiva fu la nomina a luglio scorso dello stes­so Tarallo come commissario straor­dinario dellente. Finita lestate arri­va una proroga del mandato: dal 1 ottobre al 31 dicembre 2006. Sem­brava a quel punto che ci fosse una svolta e invece con il nuovo anno so­praggiunge anche un ulteriore rin­vio: dal 1 gennaio al 28 febbraio 2007. Qualche giorno prima a Futani sì riunisce la Comunità del Parco. Al tavolo, un rappresentante della Provincia, della Regione, gli ottanta sindaci dei comuni interessati. «In quelloccasione – spiega Gino Marottta presidente della comunità del Parco- in segno di protesta ci rifiu­tammo di designare i cinque rappre­sentanti in seno al consiglio diretti­vo e chiedemmo al ministro dellAm­biente di trovare unintesa con il pre­sidente Bassolino per la nomina del presidente». Lettera morta. Arriva unulteriore proroga: dal 1 marzo al 30 aprile-2007. Da lunedì scorso, cioè da tre giorni, questa proroga è scaduta. E la comunità del Parco re­agisce: «Metteremo in campo- spie­ga Maretta- una serie di iniziative per far rispettare il territorio. In set­timana convocheremo la conferen­za dei capigruppo per stabilire una data; in quella data convocheremo la comunità del Parco a Roma pres­so la sede del ministero dellAmbien­te per chiedere direttamente al mi­nistro Pecoraro Scanio la nomina del presidente. Non escludiamo an­che altre azioni di sensibilizzazione da parte degli enti locali».

Stefania Marino

 

 

corriere del mezzogiorno del 3 maggio 2007 giovedi pagina 6

 

 

 

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