le leggende su internet

di Manuel Castells

In questultimo periodo tv e giornali hanno dato molto risalto a una ricerca condotta dallUniversità della Catalogna che si è appe­na conclusa dopo sei anni di lavoro. Devo dire che si tratta di uno degli studi più approfonditi mai fatti sulluso di internet. E sulla nascita di una nuova società della rete.

Quello che però mi sembra più importante non è tanto la ricerca in sé che potrete leggere sul sito delluniversità e nei sette volumi in via di pubblicazione ma la sorpresa che ha suscitato, e che si è riflessa nei titoli dei giornali, con una con­clusione molto banale: cioè che internet non isola ne aliena, ma rende le persone più socievoli e attive in ogni campo. Lho definita una conclusione banale perché è quella a cui è arriva­ta la stragrande maggioranza degli studi e delle inchieste più rigorose sulluso di internet nel mondo.

La rete è uno spazio di relazione sociale e di comunicazione direttamente legato a quello che facciamo nella nostra vita. È uno strumento sem­pre più fondamentale della nostra socialità, del lavoro, delle aziende, del sistema educativo, delle istituzioni, usato da tutti tranne che dalle perso­ne più anziane.

Insomma, le persone che usano più spesso e più intensamente internet sono più socievoli, hanno più amici, hanno rapporti familiari più intensi, più iniziativa professionale, meno tendenza alla de­pressione e allisolamento, mostrano più autonomia, più ric­chezza comunicativa e una maggiore partecipazione alla vita civile e politica rispetto agli altri. Questo sia in Catalogna sia nel resto del mondo.

Siamo molto lontani dallimmagine dellutente di internet che si è fatta la società, e anche i mezzi di comunicazione, visto come un individuo fuori dalla realtà, isolato nel suo mondo virtuale, incapace di avere una vita di relazioni normale, quin­di un po svitato e potenzialmente pericoloso.

La stessa sensazione di pericolo si avverte anche nei con­fronti della rete vista come un universo popolato di virus, spam, pornografia, false identità, hacker e pirati.

Il fatto che, nonostante tutte le prove contrarie, questim­magine deformata e sbagliata sia così diffusa, in un mondo in cui gli utenti di internet sono più di un miliardo, implica un grande sfasamento tra la realtà della società in cui viviamo eia percezione che ne abbiamo.

Prendiamo per esempio la Catalogna, dove gli utenti di in­ternet sono circa il 54 per cento della popolazione, 188 per cento tra i minori di 25 anni e il 60 per cento tra chi ha meno di quarantanni.

Da cosa nasce questa percezione distorta?

Da una parte cè la tendenza dei giornali a pubblicare solo notizie allarmanti, come quella secondo cui il nostro equili­brio mentale e quello dei nostri figli sarebbe messo gravemen­te in pericolo dalla tecnologia.

Ma non possiamo dare la colpa ai giornalisti, che riflettono solo i sentimenti della società e le affermazioni di una serie di pseudoesperti da salotto televisivo.

In realtà siamo di fronte a qualcosa di profondo: il rifiuto della tecnologia, della cultura e della società dei giovani da parte degli anziani, delle élite al potere, delle isti­tuzioni e delle organizzazioni della vecchia socie­tà. Internet è, innanzitutto, uno strumento di li­bertà e uno spazio di comunicazione autonoma. E poiché il potere è da sempre fondato sul con­trollo della comunicazione e dellinformazione, lidea di perdere questo controllo è semplice­mente insopportabile. E lo è sia per la politica sia per i mezzi di comunicazione di massa (soprat­tutto la tv tradizionale) sia per lindustria dellin­trattenimento che ricava i suoi profitti dal monopolio dei prodotti culturali. Ma siccome non si può fare a meno di internet, si cerca di limitarne luso e di delegittimarne le nuove forme, sempre più potenti, come YouTube o Second Life. Anche a costo di andare a cerca­re, con scarsi risultati, sistemi per censurarle e reprimerle. E visto che gli anziani non si sentono sicuri in un mondo in cui la comunicazione e linformazione dipendono da tecnologie che non conoscono, ma che sono lambiente naturale dei loro nipoti, molti si lasciano facilmente influenzare dai racconti dellorrore su internet.

In effetti la nostra ricerca dimostra che ad avere paura di internet sono soprattutto quelli che non lhanno mai usata. È questa paura dellignoto sostenuta dagli interessi commer­ciali e politici che internet mette in discussione con la sua au­tonomia e libertà che alimenta il timore della virtualizzazione della nostra vita e trasforma in titolo da prima pagina il ri­sultato più banale della ricerca. Cioè che la nostra esistenza è al tempo stesso virtuale e reale, che le due dimensioni si in­trecciano in tutte le nostre abitudini e che lampliamento delle nostre possibilità di espressione aumenta e arricchisce la no­stra socialità.

Benvenuti in un mondo che è già il nostro, benvenuti nella cultura della virtualità reale.

Manuel Castells è un sociologo spagnolo. Collabora con il quo­tidiano La Vanguardia di Barcellona.

Settimanale Internazionale numero 701 13/19 luglio 2007 pag 17

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