archiloco e il sapere

"Esiste un grande divario tra coloro, da una parte, che riferiscono tutto a una visione centrale, a un sistema più o meno coerente o articolato, con regole che li guidano a capire, a pensare e a sentire – un principio ispiratore, unico e universale, il solo che può dare un significato a tutto ciò che essi sono e dicono –, e coloro, dall’altra parte, che perseguono molti fini, spesso disgiunti e contraddittori. " (Il riccio e la volpe, Adeplhi, Milano 1998, pp. 71-72).

berlin

Archiloco e il sapere

Archiloco è un poeta greco vissuto circa 2.500 anni fa.

Faceva il mercenario e il poeta di professione, è considerato linventore della poesia giambica.

Da un uomo come Archiloco non ci si può aspettare la morale dei sette Savi. Egli è un uomo che sbaglia e si ribella alle eccessive preoccupazioni umane. In lui, troviamo un realismo che lo avvicina molto al cinismo dei nostri giorni. Egli appare sincero sia come uomo, sia come poeta. La sincerità e laudacia del cantore, il quale osa fare delle sue gioie e sofferenze centro del suo canto, ha fatto in modo che sia considerato il primo poeta moderno dellantichità.

Tra gli scritti lasciati da Archiloco abbiamo la favola della volpe e del riccio.

Archiloco ha scritto la volpe sa molte cose, ma il riccio ne sa una grande. Gli studiosi hanno sempre letto questo verso in maniera banale: la volpe, pur essendo infinitamente più astuta, viene sconfitta dall’unica difesa di cui il riccio dispone. In opposizione a questa lettura scontata.

Un grande filosofo Isaiah Berlin, russo inglese ebreo, invece ha detto che l’immagine del riccio e della volpe può essere assunta come metafora delle più profonde differenze che distinguono gli individui; di questi, infatti, alcuni (i “ricci”) riferiscono ogni cosa a una visione centrale, a un sistema coerente e articolato, dotato di regole ben precise; altri (le “volpi”), invece, perseguono molti fini, non di rado disgiunti e contraddittori, mancanti di un principio morale o estetico. Questa seconda tipologia di individui – dice Berlin – compie azioni “centrifughe”, non “centripete”, poiché il loro pensiero di muove su parecchi piani e coglie una varietà di esperienze e di temi senza riportarli a una visione immutabile. Berlin è convinto che il nostro tempo abbia bisogno non già di fedi o di certezze scientifiche, bensì di un minor grado di formalismo monastico e di zelo messianico: in altri termini, ciò di cui abbiamo bisogno oggi è lo scetticismo, sapientemente unito a una buona dose di tolleranza.

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