Arisa fans club

Arisa Fans Club la stampa domenica 22 febbraio 2009

Massimo Gramellini


La prima volta che ho visto Rosalba Pippa, in arte Arisa, scendere le scale dell’Ariston con l’andatura storta da anatroccolo, le calze bianche da suora, la frangetta da secchiona e gli occhiali telescopici da «siccome che sono cecata», ho pensato nell’ordine che fosse una comica, un’imbucata, una mia prozia rediviva.

Poi ha aperto la bocca, non prima di averla sbattuta per sbaglio contro il microfono, e con un semplice «sin-ce-ri-taaa» ha conquistato il mio televoto.

Se una come Arisa fosse entrata nei nostri tinelli quarant’anni fa, probabilmente non ci avremmo fatto caso. Si sarebbe mimetizzata nella fauna televisiva circostante. Ma dopo quarant’anni di corpi scosciati, labbra rifatte e discorsi volgari pronunciati in tono disinibito da ragazze senza qualità, una personcina timida e goffa che arriva in tv solo perché conosce bene il suo mestiere assume quasi i contorni della provocazione.


Superata la sorpresa iniziale, mi è venuto addirittura il dubbio che fosse finta. A questo livello di cinismo ci ha ridotti il racconto mediatico della realtà, in cui persino le tragedie sembrano obbedire alle esigenze di un copione già scritto. Ho pensato l’avessero costruita in laboratorio, mettendo insieme ritagli di vecchie fotografie e bozzetti di cartoni animati. Figlia della signora Assunta, della vita nei campi e di quell’inesauribile mondo di provincia (la meravigliosa Lucania, nel suo caso) che credevamo svanito per sempre dentro la pappa uniforme della modernità. Solida, leggera, educata, surreale. Una creatura del miglior dopoguerra italiano che rispunta sulla soglia di un nuovo ciclo di sobrietà.


Ammettiamolo. Con le sue movenze impacciate e le sue dichiarazioni non melense da brava ragazza che sogna l’amore eterno e ammira la comicità educata di Raimondo Vianello, Arisa sembra davvero studiata a tavolino da un consulente di marketing. Ma se anche lo fosse, sarebbe la conferma che persino il mondo dei «creativi» snob che in questi decenni ha costruito l’orrore pacchiano della nostra tv si è finalmente accorto che bisogna cambiare registro e proporre ai giovani modelli più sobri, più veri, più adatti ai tempi che ci attendono.


Poi Arisa ha vinto il Festival e ho seguito in diretta la sua reazione, confrontandola con quella delle vincitrici dei tanti concorsi che la tv ci propina ogni giorno. Di solito, appena apprendono di aver vinto, lanciano urletti isterici e piangono sulle spalle delle rivali, che vorrebbero ucciderle e invece fanno finta di essere commosse anche loro. Arisa no. È rimasta rigida e muta, con le mani parcheggiate compostamente dietro la schiena, come se fosse davanti al preside per un’interrogazione. Ma intanto una lacrima le scendeva giù per l’occhialone, nonostante lei si sforzasse di risucchiarla dentro le orbite chiedendo scusa al mondo intero. Allora tutta la platea si è alzata in piedi per applaudirla e anch’io davanti alla tele mi sono sentito orgoglioso, come se avesse vinto una persona di casa, magari proprio la mia prozia rediviva. Ma non era Arisa che applaudivamo. Era una certa idea di Italia di cui avvertiamo la nostalgia, il desiderio e di nuovo il bisogno.


Cosa dire Gramellini fantastico, Arisa anche ……. Viva lItalia, Forse … ce la possiamo fare!!!

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Dal Cilento ortaggi sottolio per i negozi della Svizzera

prodotti cilento

Le proposte di vendita allestero sono numerose per Maria Curcio, titolare dellazienda Cento Sapori di Casalbuono, specializzata nella produzione di ortaggi sottolio e confetture rigorosamente senza conservanti. La produzione continua però ad essere destinata al mercato regionale .

Rispettare i tempi della natura è la prima regola di Maria Curcio, titolare dellazienda Cento Sapori di Casalbuono.
"Il nostro lavoro e la gamma dei nostri prodotti dipende dalla disponibilità che ci offre il territorio", racconta, "quindi a priori sappiamo di poter soddisfare una richiesta limitata ma, al tempo stesso, di garantire un prodotto genuino, per nulla alterato, e sicuro da ogni punto di vista".

Continua

maggiori informazioni sui prodotti cilentani

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venuto al mondo recensione

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La vita è un buco che riempie un altro buco.”

Questa è una delle frasi finali del libro di Margaret Mazzanitni venuto al mondo.

É una frase cruda, reale come la vita, come il romanzo, poco lineare ma proprio per questo vivo, arso, bello disincantato.

Alla fine non si esce ne vivi ne morti, il romanzo non ha una morale pronta per tutte le occasioni, ne ricette per la vita odierna, non ha opinioni schierate da salotto. E un tutto impastato con la terra con gli uomini, non esistono i buoni e i cattivi ma come nella vita vera non cè un confine ben definito, il buono e il cattivo è in ognuno di noi. Questo è il messaggio o forse sono tanti messaggi senza un ordine senza una gerarchia. In compenso è un libro da leggere, da conservare e da rileggere, da ammirare.

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Buon San Valentino!!!

gli innamnorati

Dedicato agli innamorati

I ragazzi che si amano

di JACQUES PREVERT

I ragazzi che si amano si baciano in piedi

Contro le porte della notte

E i passanti che passano li segnano a dito

Ma i ragazzi che si amano

Non ci sono per nessuno

Ed è la loro ombra soltanto

Che trema nella notte

Stimolando la rabbia dei passanti

La loro rabbia il loro disprezzo le risa la loro invidia

I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno

Essi sono altrove molto più lontano della notte

Molto più in alto del giorno

Nellabbagliante splendore del loro primo amore

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MI illumino di meno: risparmio e rispetto

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Per il quinto anno consecutivo Caterpillar programma di radio due lancia per il 13 febbraio 2009 M’illumino di meno, la grande giornata di mobilitazione internazionale in nome del risparmio energetico.

Dopo il successo delle passate edizioni, i conduttori Cirri e Solibello chiederanno nuovamente agli ascoltatori di dimostrare che esiste un enorme, gratuito e sotto utilizzato giacimento di energia pulita: il risparmio. L’invito rivolto a tutti è quello di spegnere luci e dispositivi elettrici non indispensabili il 13 febbraio 2009 dalle ore 18.

maggiori informazioni

per controllare il consumo ecco il link della Terna che calcola il consumo italiano di energia elettrica


Partecipiamo.

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Vatolla, il paese di Giambattista Vico

vargas

Vatolla,

Il piccolo paese cilentano non ha dimenticato il soggiorno del grande pensatore Giambattista Vico. Un museo nel vecchio castello, una statua preziosa donata dalla figlia di Benedetto Croce, una biblioteca e il Caffè letterario. La Fondazione voluta da Gerardo Marotta è presieduta da Vincenzo Pepe. I convegni richiamano il mondo della cultura a Perdifumo. La suggestione del mare di Palinuro e Ulisse.


La faccenda di Vico andò così: “Il vescovo d’Ischia, Beniamino Rocca, incontrò in una libreria di Napoli un giovane avvocato squattrinato e mezzo tisico. I due parlarono a lungo e alla fine il Monsignore constatò di essere stato sovrastato dal sapere del suo sconosciuto interlocutore, concludendo che migliore precettore i quattro figli di suo fratello non potevano avere. Offrì al giovane in bolletta una buona paga prima di aggiungere che i ragazzi abitavano in un castello ai confini del mondo.”

Quel  giovane avvocato male in arnese era Giambattista Vico. La sua vicenda umana conobbe un cambio di programma. Da là nacque un rapporto intenso che portò il filosofo a Vatolla. Il Palazzo Vargas è sede della Biblioteca del Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano.



Il castello Vargas rende importante la piazzetta di Vatolla, un piccolo borgo di non più di quattrocento abitanti adagiato sulle alture striate dellargento degli ulivi alle spalle di Castellabate, il paese che per due giorni ospitò il relax di Gioacchino Murat. Siamo a pochi chilometri dal mare incredibile di punta Licosa, in un Cilento che ogni estate colleziona bandiere blu, ma non riesce a nutrirsi del turismo miliardario dei grandi eventi. Qui le coste sono nobilitate dalle leggende di Palinuro, di Ulisse, della seducente Leucosia; e su queste spiagge sorse Velia, dove nacque la scuola eleatica di Parmenide, che contrappose lEssere al Divenire.

Continua

informazioni fondazione Giambattista Vico


un grazie a Maria Antonietta Sorrentino

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