dieta mediterranea: patrimonio dellumanità lotta con la Francia

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Sarà un duello rusticano dal 14 al 19 novembre a Nairobi in Kenya fra dieta mediterranea e cucina francese per diventare "patrimonio mondiale culturale" dell'Umanità del l'Unesco. Questi due stili alimentari sono infatti candidati, così come il tango spagnolo e il teatro dei pupi siciliani, nella lista che comprende il patrimonio immateriale. Al di là del risultato, tra le due proposte ci sono però differenze macroscopiche.

La cucina d'Oltralpe infatti corre da sola, sostenuta dal presidente Sarkozy, per rinforzare quel blasone e quella leadership mondiale oggi traballante. Insomma una rivendicazione di orgoglio nazional-gastronomico che l'Italia invece non ha messo in mostra. In Francia (presuntuosa in cucina e in cantina), non sono mancate le polemiche di un pubblico attento alle vicende gastrovinicole: c'è infatti chi ha contestato la candidatura sostenendo che così facendo si rischia di museizzare o imbalsamare la grande «cuisine de France».

L'Italia al contrario, paese delle tante cucine, timidamente non ha voluto presentare all'Unesco la propria identità culinaria. Ha preferito allearsi con Spagna, Marocco e Grecia per rivendicare la bandiera della dieta mediterranea che, una volta ottenuto il sì dell'Unesco , dovrà condividere con paesi che non hanno alcuna parentela di cucina e di prodotti.

È sufficiente lo stile di consumo e la fruizione del cibo per giustificare l'ammucchiata ? C'è da chiedersi se i territori italiani si riconoscono nella dieta med e soprattutto se sono soddisfatti di essere a braccetto con le produzioni concorrenziali di Spagna, Marocco e Grecia (si pensi al tanto deprecato olio d'oliva extravergine taroccato , spacciato come made in Italy ) e con piatti così diversi dalle tante varietà regionali (forse anche provinciali e comunali ) italiane.

È un peccato che l' Italia, in un momento in cui la cucina, a livello internazionale ha consensi più ampi del passato, non abbia avuto il coraggio di candidare la propria identità.

 

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Casalvelino: tra i migliori oli dItalia

DOP

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Nel numero di Novembre 2010 la rivista Gambero Rosso ha selezionato, tra i migliori oli d'Italia, quello dell'Oleificio Pietra Bianca di Casalvelino Marina, in provincia di Salerno, nel Parco Nazionale del Cilento. Per rimarcare la qualità del prodotto nostrano lo hanno classificato come Anteprima 2010 100% italiano fruttato medio poichè, saggiato a pochi giorni dalla spremitura, non poteva avere punteggio.

 

 

E' stato definito una sorta di esperimento ottenuto da olive della varietà Frantoio e Leccino e dagli assaggiatori esperti è stato descritto di colore verde carico; all'olfatto spicca netta la componente vegetale, con sentori di clorofilla, mandorla, carciofo, ma anche di verdura cotta, con una chiusura dolce. All'assaggio si rivela non del tutto equilibrato, poco amaro e molto piccante, con un ritorno verso la nota dolce.

 

 

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Carlo Brumat a Vallo: Ovunque, ma non nel mio giardino!

brumat

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Ovunque, ma non nel mio giardino!

VALLO DELLA LUCANIA

Lunedi 8 Novembre 2010 – Ore 17,00

Sala conferenze del Consorzio Irriguo (uscita variante SS 18)

Il problema dei rifiuti, la difficile situazione della competitività italiana a partire dall’Università al mondo del lavoro e dell’impresa, assieme a un panorama sulle emergenze dell’attualità che coinvolgono anche l’area salernitana, saranno il tema dell’eccezionale conferenza tenuta dal Professore Carlo Brumat nella sala del Consorzio Irriguo di Vallo della Lucania.

Come superare la sindrome di Nimby (not in my back yard (non nel mio cortile) e di Lulu, locally unwanted land use (l’uso del suolo locale indesiderato) saranno discusse da un affermato Fisico cosmopolita che ha operato per prestigiose aziende in tutto il mondo.

Carlo Brumat, laureato in Fisica a Torino, nel 1961 si trasferisce negli Stati Uniti a Palo Alto come ricercatore e analista finanziario e contribuisce allo sviluppo di quella che diventerà nota come “Silicon Valley”. Diventa ricercatore presso il Western Management Science Institute dell’Università di Los Angeles (Ucla). Nel 1973 è ritornato in Europa come professore di Ricerca Operativa all’Istituto Europeo di Amministrazione (Insead) di Fontainebleau dove si è occupato in particolare di scenario planning nel settore tecnologico. È stato consulente di Shell, Edf, Olivetti, Stet, Alenia, Finmeccanica E Petroleos De Venezuela. Agli inizi del 1993, si è trasferito a Monterrey per fondarvi la DUXX-Graduate School of Business Leadership.

Attualmente è Vice-Presidente per la ricerca dell´Institut de Locarn in Bretagna. Alla preparazione di Fisico e Matematico Brumat accompagna quelle di cultore delle Scienze Sociali e Umanistiche, elementi che gli offrono una felice opportunità per comprendere la complessità delle dinamiche globali nell’economia a livello internazionale.

Info

http://www.labelab.it/blog/?p=464