LItalia dai mille volti: viva lItalia

 

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Il guizzo di un guitto frusta l’Italia. Una Italia minorenne che ancora litiga come all’asilo.

Questo è quello che appare dall’intervento di Benigni alla festa della canzone italiana.

Il nostro ci ricorda che abbiamo perso il vero modello di vita quando i nostri nonni si sono sacrificato per noi, una lectio la sua, tra storia filologia e attualità quella del premio oscar prestigiosa e memorabile.

il Nostro continua in un crescendo di frasi conosciute, ma oramai dimenticate, più argute di un professore evidenziando come in Italia sia nata prima

 

 la Cultura e poi la Nazione,  

 

dove l’esperienza più importante che l’estero ci invidia è

 

l’allegria concetto intraducibile all’estero

 

ricordandoci che viviamo in un

 

paese memorabile

 

dove ii nostri avi si sono sacrificati con il motto

 

morire per la Patria per farci vivere la Patria

 

il finale è stato plateale.

 

Un finale

 

che è iniziato così:


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Fratelli d’Italia

L’Italia s’è desta,

Dell’elmo di Scipio

S’è cinta la testa.

Dov’è la Vittoria?

Le porga la chioma,

Ché schiava di Roma

Iddio la creò.

Stringiamci a coorte

Siam pronti alla morte

L’Italia chiamò.

 

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Vallo riciclo creativo

Vallo della Lucania

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È in arrivo per gli alunni di Vallo della Lucania un libretto colorato molto particolare, perché farà comprendere ai piccoli studenti dell’Aldo Moro come è importante il rispetto dell’ambiente in cui vivono. Finanziato dalla Yele, società guidata da Marcello Ametrano, e voluto dalla direttrice didattica Donata Femia, il progetto di educazione ambientale è partito nel mese di febbraio ed è diretto ai bambini della quarta e quinta elementare, per un totale di nove classi. Il progetto intende affrontare il problema dei rifiuti educando gli alunni alla raccolta differenziata e al riutilizzo dei materiali per la realizzazione di diversi oggetti di riciclo, rendendo i ragazzi attivi artefici di un’importante abitudine che dovrà essere adottata nelle loro famiglie.

 

“Non tutto è rifiuto” intende perseguire diversi obiettivi: rendere i bambini consapevoli dell’emergenza rifiuti; far comprendere l’importanza della riduzione dei rifiuti per la salvaguardia dell’ambiente; incentivare il riutilizzo, il riciclo e la trasformazione dei rifiuti. Durante il corso verranno forniti elementi di didattica e nozioni sul concetto di rifiuto e organizzato un laboratorio creativo per fare la carta riciclata. È prevista inoltre la realizzazione di oggetti con materiale riciclato come bottiglie, vasetti, piatti e bicchieri. In particolare si farà uso di plastica (bottiglie, vasetti, piatti, bicchieri, ecc) e di carta riciclata realizzata dai bambini stessi con frammenti di giornali, riviste, quaderni. Lo spirito del laboratorio è quello di riflettere sull’importanza di conoscere e riconoscere i diversi materiali imparando così a distinguere tra il rifiuto propriamente detto e il materiale riutilizzabile. “Il progetto ha lo scopo di promuovere un nuovo modo di rapportarsi con la catena dei beni di consumo, il loro utilizzo, e il recupero dei loro scarti nelle nuove generazioni”, spiega Marcello Ametrano, sensibile e attivo responsabile della Yele, società attiva nella raccolta dei rifiuti nella provincia salernitana. Il lavoro dei giovani studenti sarà mirato a far maturare un senso di maggiore responsabilità e di rispetto verso la natura e nella gestione delle risorse. In un contesto di crisi come quello attuale si tende a far accrescere la loro disponibilità al riutilizzare i prodotti normalmente destinati alla discarica per promuovere il concetto di rifiuto non più come scarto, ma come risorsa. Il corso sarà illustrato alla scuola dai Dottori Attilio Silverio Borghese, Elena Ruocco e Mariano Campana.

 

 

informazioni

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Cilento tra mito sirene e natura

 

REPORTAGE

Nel Cilento dei miti e delle sirene

 
In una regione come la Campania, devastata dalla cementificazione e dai disastri ambientali, il Cilento conserva una sua originaria e incontaminata bellezza. Il suo mare, che nei tratti di costa rocciosa, da Camerota a Scario, è di un seducente colore che inclina al verde intenso e smeraldino, interessa gli scienziati per le sue rare riserve di fauna e di flora. Qui Omero ambientò il mito delle Sirene e Virgilio quello di Palinuro. Alle spiagge cilentane sono approdati nomi celebri: ad Acciaroli si affacciò Ernest Heminguay; a Pioppi fu Ancel Keys, colui che studiò e lanciò la dieta mediterranea; a Castellabate giunse Alexandre Dumas padre, in veste di trafficante garibaldino. L’interno è misterioso, collinare e montuoso, punteggiato da borghi arroccati su crinali e pendii di roccia carsica (nel Cilento sono le più belle grotte d’Italia, tra cui quelle, notissime, di Pertosa e Castelcivita), dove interi paesi franano lentamente, come Roscigno, il villaggio 'fantasma', che fu abbandonato ai primi del Novecento. La vegetazione è più fitta verso la Lucania, con boschi di faggio e leccio, più rada a Nord, segnata dalle macchie d’argento degli uliveti e dal bianco e metafisico colore della pietra calcarea.

«Quando si parla di Cilento, soprattutto da lontano, si pensa a un qualcosa di monolitico e compatto. In realtà esistono molti Cilenti – dice il critico e poeta Vincenzo Guarracino, che vive a Como, ma è nato a Ceraso – : quello delle selvagge dorsali montuose e quello dei litorali marini; quello dei paesini isolati dell’interno e quello dei centri più grandi ( Vallo, in primo luogo, poi Agropoli e Sapri, ma anche Piaggine e Laurino). Situazioni e attitudini diversissime, per le quali non è facile trovare un denominatore comune, se non l’orgoglio dell’appartenenza». I cilentani hanno infatti un forte senso di identità locale, che si delinea a partire dalle tradizioni popolari e contadine, «sebbene tale identità si parcellizzi nella chiusura di piccole comunità e manchi una progettualità coesa e condivisa», aggiunge il giornalista Giuseppe Liuccio, che guarda con inquietudine ai recenti fatti di Pollica.

Terra di penurie in passato, resa poverissima dalle migrazioni. «Scabra ride nel sole/ come nell’occhio venuto da Corinto/ la montagna, madre che stende/ il grembo e l’amore ci apprende/ di tornare a lucere qui nato/ porto sui gorghi un fiore allucinato», scrive intensamente Pasquale Maffeo (Capaccio, 1933), poeta e narratore, autore tra l’altro di un piccolo best-seller, Cilento, rivisitazione visionaria compiuta in compagnia del redivivo Ferdinando II di Borbone. La sua storia è antica. I Sibariti, discendenti degli Achei, vi giunsero nel VII secolo a. C., fondando Posidonia (ribattezzata Paestum in epoca romana); dall’Asia Minore vennero invece i Focesi, che costruirono Elea ( la successiva Velia), dove poi sorse la Scuola Eleatica, che si ritiene fondata da Senofane, caratterizzata dal pensiero di Parmenide e Zanone. La Scuola Medica Salernitana ebbe là i suoi inizi. I monaci basiliani vi giunsero a cavallo dei secolo VIII e IX, dando vita a numerosi monasteri. Qui si incontrarono con i benedettini, convivendo con essi fino agli anni intorno al Mille, in un simbolico abbraccio tra Oriente e Occidente. La storia recente registra, come è noto, lo sbarco nei pressi di Sapri del patriota mazziniano Carlo Pisacane.

Il Cilento è una terra di paesi. Quelli montani sono talora di poche centinaia di abitanti, come Serramezzana che ne ha 368 ed è uno dei più piccoli comuni d’Italia. I municipi sono in collina, anche quelli costieri: retaggio dell’arretramento della popolazione verso le alture durante le invasioni saracene. Radicatissime sono le tradizioni popolari, soprattutto quelle religiose. Antico è il culto delle sette Madonne, alcune nere, a cui si associano i pellegrinaggi votivi lungo i tragitti che ricalcano quelli degli antichi tratturi di transumanza. Di essi il più noto è quello al Sacro Monte, nei pressi di Novi Velia, sul Monte Gelbison ( 1705 metri, tra i più alti del Cilento, assieme al Cervati, agli Alburni e al Motola), che rimanda a culture delle popolazioni bulgare. Tra i più bei luoghi sacri, la Badia di Pattano, edificata da basiliani intorno al Mille, dove era collocata una rara statua in legno di san Filadelfo, oggi nel Museo Diocesano di Vallo; e la grandiosa Certosa di San Lorenzo a Padula, nel Vallo di Diano, fondata da Tommaso San Severino nel 1306, che ospita oggi il Museo Archeologico della Lucania. La canzone popolare, riproposta dal conosciuto cantautore Aniello De Vita e interpretata in chiave moderna dalla bellissima voce di Piera Lombardi, che ha reso la 'pizzica' cilentana nota in tutto il mondo, ha una pronuncia accorata e malinconica, è la voce dei migranti. «Terra dei tristi» fu infatti denominato il Cilento in epoca risorgimentale. Ma gli emigrati da qualche tempo tornano assiduamente. Ed è nuova vita.

DAL PARCO NATURALE PIU' GRANDE D'ITALIA ALLA ROSA DI PAESTUM
A dare identità geografica e fisica al territorio cilentano è il Parco del Cilento e del Vallo di Diano, patrimonio dell’Unesco, con i siti archeologici di Velia e Paestum e la celebre Certosa di Padula. Occupa ampia parte della Provincia di Salerno, confinando con la Basilicata ad est e a sud e a nord con gli Alburni. È parco per la tutela dell’ambiente e delle biodiversità, è l’area protetta più grande d’Italia, con i suoi 180mila metri quadrati, che ricomprendono 95 comuni. Dal giugno scorso è anche Riserva mondiale della biosfera. «È un Parco in espansione – dice il presidente, Amilcare Troiano -. In aprile scorso si sono aggiunte due aree marine, quella di Castellabate e quella della Costa degli Infreschi e della Masseta, a testimoniare l’attenzione del Ministero per una realtà naturalistica che è unanimemente considerata uno dei territori più incontaminati del Mediterraneo».
Quali sono le ragioni storiche di questa preservazione?
«Il Cilento è tutto sommato territorio impervio. Al di là dei suoi cento chilometri di costa, nonostante le recenti costruzioni viarie, l’interno è raggiungibile a fatica. La stessa cultura locale ha giocato un ruolo importante nel clima di autonomia e di profondo legame con le tradizioni».
Quali sono le risorse della costa?
«La fascia costiera del Cilento è meta di un turismo vivace, ma anche riserva marina. Da Camerota fino a Scario, è  raggiungibile in molti tratti solo dal mare ed esistono oltre cinquanta grotte marine, che per la loro fauna interessano ricercatori di molte università».
Quali sono i progetti di valorizzazione promossi dal Parco?
«Stiamo incentivando, d’intesa con le Soprintendenze, i luoghi archeologici e soprattutto stiamo cercando di creare stabili collegamenti con l’interno, con bus che portino i turisti della spiaggia a conoscere la vita dei borghi e delle campagne. Ciò per superare l’impasse di una economia frammentata e dare unità al territorio». Si sta inoltre lavorando per far diventare la dieta mediterranea patrimonio immateriale dell’Unesco. Un progetto di ricerca è stato ancora avviato a Paestum, dove la Soprintendenza ci ha consegnato tre aree protette presso i celebri templi per poter avviare una coltivazione della famosa rosa di Paestum, cantata da Virgilio».

Giorgio Agnisola

info

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Parco: biblioteca digitale

Una biblioteca digitale per il Parco Cilento

Stanziati dalla Regione Campania 300mila euro
per mettere in rete i 20mila volumi della biblioteca

Una biblioteca

Una biblioteca

 

SALERNO – Nasce la prima biblioteca digitalizzata di un parco nazionale. La Regione Campania ha stanziato 300mila euro per la digitalizzazione e la messa in rete della biblioteca del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano. I 20mila volumi della biblioteca, custoditi presso la Fondazione Gian Battista Vico di Vatolla, nel Cilento, verranno infatti scannerizzati e salvati su un supporto multimediale per poi essere messi in rete a disposizione di ricercatori e appassionati di tutto il mondo. Ai volumi della biblioteca del Parco, in particolare specializzata nelle materie ambientale, si uniranno quelli della Fondazione Vico con i suoi preziosi testi antichi di filosofia vichiana.

UN PASSO VERSO LA RICERCA – «È un altro passo per la divulgazione della ricerca e degli studi sulla biodiversità del Parco – ha commentato il presidente del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano Amilcare Troiano – Siamo il primo parco nazionale italiano a poter vantare una biblioteca digitale. Servirà anche per valorizzare un territorio meraviglioso». «Un parco non ha solo il compito di tutelare il territorio e la sua biodiversità – ha aggiunto Vincenzo Pepe, presidente della Fondazione Vico – ma anche quello di tutelare la cultura, in quanto essa significa anche identità». (fonte Ansa)

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Il manifesto dell’artista

Riceviamo e pubblichiamo

 

Manifesto dell’Artista

Non occorrono particolarità doti per diventare artista.

E’ qualcosa che viene da dentro, non bisogna aver frequentato scuole raffinate, o altro.

L’ artista non ha segni di povertà o ricchezza, se è artista è tale in ogni condizione sociale o economica.

Non esiste artista se non lo vuole l’artista stesso.

E’ una condizione mentale dell’artista essere definito tale

Anche una persona che fa lavori differenti e che non si sostiene esclusivamente con il lavoro di artista può essere tale se è in grado di vivere da artista

Un vero artista lo è in ogni occasione

Un vero artista non fa polemiche e non da spiegazioni

L’artista vede sempre il mondo in modo artistico e non lo fa pesare.

Un artista sa riconoscere un altro artista sempre

Un vero artista fa le cose normali ma in senso artistico

Il vero artista campa con le sue opere ma non è venale se è venale non più artista

Un vero artista può chiedere qualsiasi prezzo per le sue opere artistiche ma solo se lo fa in modo artistico

Un’ opera falsa di un artista può essere riconosciuta sempre dell’artista perché senza l’artista non sarebbe mai stata copiata e venduta ammirata. Se la cosa non vi piace fate gli avvocati non gli artisti

Un artista vero non capisce se è ricco o povero. Lui è un artista e vede il mondo sempre a colori:

ricchi o poveri sono gli altri

Un vero artista non conosce orari, gerarchie, funzioni, burocrazie, impedimenti, paletti necessari, opinioni pubbliche, decenza pubblica, decoro ma solo il suo mondo

Un vero artista si riconosce perché è uno che fa le cose e non le subisce

Cosa faccia l’artista lo sa solo lui, qualche volta il pubblico

Non sempre l’artista è capito ma non è colpa sua

L’artista non ha bisogno di approvazione sa sempre che è un artista altrimenti non farebbe l’artista

Può essere messo al rogo o altre diavolerie del genere ma e se è artista non se la prenderà più di tanto, lui è artista

L’artista non produce come in una catena di montaggio qualcosa in serie ma vive facendo ciò in modo disinvolto

L’artista non lo sa di essere artista,  lo diventa nel momento che decide di diventare artista.