le dieci cose per cui vale la pena vivere

p { margin-bottom: 0.21cm; }

La lista delle dieci cose per cui vale la pena vivere

 

  1. la mia famiglia

 

  1. i libri la lettura

 

  1. conoscere sempre nuove persone e nuove cose

 

  1. il buon cibo

     

  2. il Cilento

     

  3. Marina Campagna

     

  4. tuffarsi nel mare più blu

 

  1. visitare città d'Italia

     

  2. camminare a piedi

     

  3. fare quelle belle rimpatriate con i cugini

     

<!–

–>

museo del falso verso la chiusura

Casillo chiude il«Museo del falso»
La decisione dopo 20 anni di attività

Fallito il protocollo d'intesa tra sindaco e rettore
In alto mare la nuova sede di Castel San Giorgio

Museo del falso

Museo del falso

 

SALERNO – «Ho intenzione di chiudere il Museo del falso, anzi lo chiuderò, diciamo che è già chiuso. La nostra missione l’abbiamo assolta» . Salvatore Casillo, ordinario di Sociologia industriale e direttore del Centro Studi sul Falso dell'Università di Salerno ha deciso al «99 per cento» di mettere parola fine ad un’istituzione nata oltre venti anni fa, e da lui fortemente voluta e sostenuta, che ha contribuito a far conoscere l’ateneo salernitano oltre i confini nazionali.

Tutta colpa delle ultime vicissitudini che hanno riguardato il museo dove con certosina pazienza il docente universitario, recentemente intervistato in un documentario della tivù giapponese, ha raccolto migliaia di oggetti contraffatti, dal bollino della raccolta punti del latte al quadro di due metri di Schifano. «Nel 2009 avevamo finalmente trovato casa nei saloni di Villa Calvanese a Lanzara di Castel San Giorgio -spiega Casillo -c’era stato un protocollo d’intesa tra il sindaco Andrea Donato e il rettore Raimondo Pasquino e avevamo ottenuto un finanziamento di 208 mila euro. Poi è cambiata l’amministrazione comunale e dall’autunno scorso non ho saputo più niente» .

E se quest’articolo riuscisse a sbloccare la situazione? Casillo scuote la testa: «I meccanismi della burocrazia sono lunghi e complessi, ci sono ancora troppe cose in sospeso nell’accordo. E poi penso che un ciclo si sia ormai concluso e che del fenomeno del falso oggi ci sia ampia consapevolezza in giro, non come venti anni fa quando cominciavamo con le prime esposizioni sfidando il mondo accademico che ci guardava con una certa superficialità. Salvo poi ricredersi, come ha fatto ad esempio pubblicamente l’economista Mariano D’Antonio» . Ma lo studioso, che ha curato per la Treccani la voce «falso in commercio internazionale» , parla anche delle difficoltà economiche che hanno sempre accompagnato esposizioni e convegni: «A suo tempo Pasquino preferì finanziare al posto nostro la scuola di tango e l’orchestra jazz dell’Università, io non sono una persona che chiede e così mi sono dovuto andare a cercare gli sponsor, che si sono fatti sempre più rari, radi e poco disponibili, oppure utilizzare i miei fondi di ricerca che nel tempo si sono ridotti tantissimo» . Insomma, sconforto su tutta la linea. Il Museo del falso fu inaugurato l’ 11 marzo 1991 nei locali dell’ex deposito della nettezza urbana di via San Benedetto, a Salerno, messi a disposizione dall’amministrazione comunale in comodato all’Università. Proprio quest’atto di concessione gratuita, però, finì nel mirino della Procura di Salerno che vi ravvisò un’ipotesi di abuso d’ufficio. Il Museo fu costretto a lasciare Salerno e a trasferirsi momentaneamente nella sala delle presidenze dell’ateneo di Fisciano. «Poi lo spazio è stato ristrutturato -conclude Casillo -e l’abbiamo liberato in attesa di traslocare. Ma ora penso proprio che sia giunto il momento di chiudere restituendo i pezzi a chi me li ha affidati» .
continua

<!–

–>