segreto cilentano

Secondo i ricercatori dell’Università di Roma “La Sapienza” e dell’Università della California, un abitante su ogni 60 di Acciaroli ha almeno 90 anni.

La notizia è apparsa qui

http://www.ondanews.it/cilento-ed-segreto-della-longevita-al-jazeera-punta-riflettori-sui-centenari-del-posto/

e inoltre qui

https://www.infocilento.it/2017/04/18/anche-al-jazeera-punta-riflettori-sui-centenari-del-cilento/#null

“Qual è il segreto dei centenari cilentani? Forse la dieta? Forse i prodotti locali e freschi? Le erbe, l’aria o la comunità?”, si chiede Al Jazeera.

Lo stile di vita sano dei cilentani è diventato, dunque, un fenomeno internazionale che continua ad affascinare ed incuriosire.

Centenari cilento cilentani

presentazione del programma Taranta med 2016

13092059_1716746945261146_1848921091403886848_n

Sabato 7 maggio Si è svolto presso l’ex convento dei domenicani A Vallo della Lucania la presentazione della manifestazione TARANTA MED festival di musica popolare.

Organizzata dalla Associazione Martiri Riccio di Cardile la manifestazione avverrà nei giorni 12 13 e 14 agosto a Cardile frazione di Gioi.

Dopo i saluti di rito da parte del presidente della associazione Martiri Riccio il dottore Angelo Rizzo che ha ricordato l’integrazione fra la taranta salentina e la tradizione cilentana, la parola è passata al dottore Alfonso Andria, presidente del Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali, il quale ha rivisitato il concetto che il mare Mediterraneo ha il compito di travalicare i confini nazionale come lo è stato nei millenni passati, poichè via naturale di scambi tra il Nord Africa, le coste dell’Asia e l’Europa del sud ovvero iil sud Italia. Ha ricordato inoltre l’importanza della dieta mediterranea non solo come dieta da rispettate ma anche come stile di vita sano. Il sindaco di Gioi il Dottor Andrea Salati ha ringraziato per il gemellaggio che avverrà e che porterà sicuramente vantaggi di tutti i generi al piccolo comune cilentano. Il preside del locale liceo classico e musicale Parmenide il professore Francesco Massanova ha ricordato l’importanza della musica come linguaggio di comunicazione universale tra popoli diversi, l’importanza della musica non strutturata ma momento forte di aggregazione non solo di tipo economico.

Il direttore del Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, L’ingegnare Angelo de Vita, ha ricordato i protocolli di intensa che già sono stati firmati con i Parchi del Pollino, dell’Aspromonte e lucano per difendere e conservare la biodiversità.

Il presidente della Fondazione Alario per Eelea-Velia, l’avvocato Marcello D’Aiuto ha ricordato la mancanza di partecipazione tra enti che sono situati sul territorio e l’importanza di capire e comprendere il vero significato delle tradizioni locali volano per l’attuale economica appiattita ad una non meglio non identificata cultura moderna e quindi priva di carisma. L’avvocato Valerio Rizzo presidente della comunità montana Gelbison e Cervati e vice sindaco del Comune di Gioi ha espresso il suo augurio affinché il territorio tutto del Cilento si riappropri della sua identità e che l’iniziativa non sia solo una manifestazione a carattere ricreativo ma anche una occasione culturale d antropologica affinché le persone del luogo prendano coscienza delle proprie radici.

L’intervento del filosofo Pierpaolo De Giorgi, nonché etnomusicologo poeta e voce dei tamburellisti di Torrepaduli è stato improntato tutto sulla storia del tamburello musicale, sul modello culturale italiano da seguire, sulla armonia tra musica e cultura, sul ritorno al pensiero di Parmenide unica vera avanguardia assoluta mondiale, sul pensiero armonico unica armonia valida che rispecchia nel suo riflusso il procedere del mare e delle maree. Il professore Vincenzo Esposito antropologo dell’università di Salerno ha ricordato i fondamenti dell’antropologia ovvero il metodo utilizzato che il racconto dell’esperienza attraverso i sensi e che quindi viene fatta esclusivamente sul campo. Ha concluso il suo discorso accomunando il mediterraneo antico come via di incontro antico agli incontri con il desiderio di incontrarci anche con le nostre diversità e di ricordare la nostra appartenenza all’umanità intera ovvero la nostra medesima identità. Ha rievocato inoltre la nostra duplice appartenenza all’ethnos ovvero al gruppo culturale in cui ci identifichiamo e all’antropos ovvero uomo capace di essere trasgressivo e distintivo dal gruppo.

Ha citato inoltre i riti del Cilento ovvero l’ascensione in processione sul monte Stella e sul monte Gelbison, i riti pasquali delle confraternite nella settimana santa, e il rito del volo dell’angelo come parte della cultura cilentana ed integrati bene sia con il territorio che con i suoi abitanti che con gli abitanti degli altri paesi e del sud Italia.

Il dottore Gianfranco Siano etnomusicologo e promotore del progetto Rotumbè si è soffermato sull’utilizzo degli strumenti utili per la taranta cilentana come la chitarra battente e sulle ricerca che sono state effettuate sulle sonorità nascoste e su quelle che uniscono l’Africa che si affaccia al Mediterraneo e le coste dell’Asia, sulla conoscenza dell’endecasillabo sulla sua ritmicità e sulla consapevolezza che questi suoni e questi canti sono la nostra ricchezza ed il nostro passato ma soprattutto la nostra cultura.

L’olivo pisciottano

DSCN0420

p { margin-bottom: 0.21cm; }

Pisciotta si coltiva un tipo di oliva unico proveniente da lasciti dei  greci antichi.

Sto parlando dell’olivo, pianta che, ancor più della vite e del grano, scandisce la storia dei popoli gravitanti nell’area del Mediterraneo, dal momento che esso, molto prima di veder riconosciuta la sua importanza come indispensabile fonte di nutrimento, era considerato simbolo di pace, di trionfo, elemento di spicco in cerimonie religiose e pubbliche, medicamento dalle molteplici applicazioni.

Il Cilento si presentò, allora, come il luogo ideale per lo sviluppo di questa pianta che nel tempo si è differenziata in numerose varietà, diffusesi poi in tutta la Campania.

IMG_0085

A Pisciotta scopro una di queste varietà, vale a dire gli alberi che danno origine all’oliva detta Pisciottana, unico tipo di oliva presente sul territorio del comune.

 

Il paese compreso nel versante marino del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, riassume le caratteristiche tipiche di molti paesi del Cilento, costituiti da due agglomerati nettamente distinti: un borgo arroccato su di un colle e un villaggio, Marina di Pisciotta, costruito sulla costa attorno ad un piccolo porto che si protende verso il mare. In questo piccolo comune di circa 4.000 abitanti si coltiva una varietà davvero unica di olivo, la cui principale caratteristica, oltre all’alta resistenza alla siccità è rappresentata dalla incredibile longevità: molti degli ulivi presenti in zona sono, infatti, ultra-secolari.

Le piante sono molto vigorose e presentano una chioma molto folta, si caratterizzano, inoltre, per la buona produttività. I frutti, raccolti ancora a mano, e utilizzati per la produzione dell’olio locale, dal sapore armonico e lievemente fruttato, oltre che nella produzione dell’Olio Extravergine di Oliva Cilento DOP sono di colore variabile dal verde al violaceo nero, presentano una forma allungata e leggermente asimmetrica e sono di piccola dimensione (inferiore a 2 g). Le olive vengono, inoltre, ancora oggi preparate sott’olio secondo un’antica ricetta, dalla lavorazione molto elaborata e dagli ingredienti molto particolari. Le olive verdi vengono raccolte, lavate con acqua abbondante e depositate in una bacinella, nella quale si aggiungono calce in polvere e cenere; bisogna, poi, ricoprire il tutto con abbondante acqua.

La bacinella deve riposare così per 48 ore, fino a quando il tutto viene scolato e lavato; il passaggio successivo consiste nel lasciare macerare per 24 ore le olive in un recipiente di argilla con sale ed alloro, dopodiché le olive vengono scolate ed adagiate su una spianatoia di legno o di pietra e schiacciate con un matterello di legno, in modo tale che anche i noccioli vengano via. Una volta schiacciate, le olive, raccolte e sistemate in un contenitore di vetro, vanno pressate con le mani, condite con peperoncino piccante ed altri aromi e ricoperte di olio extravergine di oliva. Un piatto sfizioso e salutare che racchiude in sé l’antico sapore della Grecia.

<!–

<rdf:Description rdf:about=”http://nunziodigitale.splinder.com/post/23686206&#8243;
dc:identifier=”http://nunziodigitale.splinder.com/post/23686206&#8243;
dc:title=”Lolivo pisciottano”
dc:subject=”antropologia, cilento, pisciotta, cultura contadina, cilentani, parco cilento, cilentanit?, scienza del buon vivere, olio doliva cilentano, agricoltura cilento, promozione territorio parco cile”
trackback:ping=”http://www.splinder.com/trackback/23686206&#8243; />

–>

Cilento a Cavallo sulle tracce dei briganti

cervati

“Sulle tracce del brigante Tardio” ripercorre vecchi sentieri in quota nel comprensorio del Cervati, dominio del fuorilegge, attraversando le pendici del monte Raralunga con le sue spettacolari faggete.

 

 

Il trekking "Sulle tracce del brigante Tardio" si svolge in tre giornate e attraversa il territorio del Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano. Il Brigante Tardio, originario di Piaggine ma vissuto a Campora, è ricordato come un personaggio colto. Partendo dal Vallo di Diano e ripercorrendo i vecchi sentieri in questa tappa si raggiungeranno le zone del comprensorio del Cervati, nei punti e luoghi esatti di dominio di Tardio, in particolare le zone del Monte Raralunga, a quota 1.400 metri sul livello del mare, dove le spettacolari faggete e le grotte hanno rappresentato il nascondiglio ideale del fuorilegge.

 

Particolare punto di transito del trekking è, in località Croce di Pruno, il crocevia di passaggio dov'è ancora visibile "l'appostaturo", il punto di agguato, del brigante. In questi luoghi, presso un vecchio rifugio forestale ristrutturato, punto di ristoro e riparo per gli storici frequentatori della montagna che oggi ben si presta a una gradevole permanenza, è previsto l'arrivo della prima tappa. Ripercorrendo vecchie vie di collegamento il trekking proseguirà sull'altopiano del Monte Vesole per ammirare i panorami della Costiera Cilentana fino a raggiungere la meta nella città antica di Paestum.

 

Per maggiori informazioni

<!–

–>

Eredita, Ogliastro, paese dal presepe vivente

2008_09_04_12_22_43_fotoereditacampanile

Eredita: grande successo per la prima edizione del Presepe Vivente



Chi non conosceva Eredita e il suo centro storico, sarà rimasto certamente colpito dalla bellezza dei luoghi e dallabilità dei membri dellAssociazione "Promuovere Eredita" nel trasformarli in una piccola Betlemme. Giorno 27 Dicembre infatti, è andato in scena nella frazione di Ogliastro Cilento, la prima edizione del Presepe Vivente. Per la prima volta vicoli e strade della parte antica di Eredita (dalla Chiesa fino al palazzo Siniscalchi) si sono allestite a festa con la presenza di diversi figuranti e soprattutto di tanti visitatori accorsi ad assistere alla manifestazione.



Insomma un evento sicuramente riuscito perché oltre alla visione del presepe, ai visitatori è stata offerta la possibilità anche di gustare alcuni piatti e prodotti tipici del nostro territorio, di osservare gli artigiani del luogo svolgere antichi mestieri e soprattutto di conoscere meglio una località troppo spesso dimenticata e che invece conserva dei luoghi davvero caratteristici. Uno di questi, è palazzo Siniscalchi al cui interno è stata allestita una mostra di presepi.


Un plauso agli organizzatori è dunque doveroso perché Eredita è la prova che per organizzare un evento di successo, basta davvero poco. In città più grandi, che pure erano legate alla tradizione del Presepe Vivente, questo tipo di manifestazioni sono cadute nel dimenticatoio. Le associazioni sono allesasperata ricerca di fondi che, se concessi, vengono utilizzati nel peggiore dei modi. A costi quasi nulli invece, sarebbe possibile organizzare qualcosa di meglio, basterebbe ricordare che il presepe non ha assolutamente nulla di complesso ed elaborato. E al contrario qualcosa di semplice, semplice come la capanna in cui la tradizione vuole sia nato Gesù.


continua

<!–

–>

LA FESTA DI SAN PANTALEONE A VALLO DELLA LUCANIA

san panta

credits

Come ogni anno, si rinnova la processione di san Pantaleone medico e Martire della Chiesa. Una processione colorata vivace significativa e suggestiva.

Un mondo parallelo fatto di fede, di passione di impegno e di devozione, in tempi di società liquida e di globalizzazione, una presenza sempre importante e tradizionale. Il più grande ente al mondo centro di globalizzazione La Chiesa è in festa sfoggiando i suoi uomini e credi più importanti. I numeri parlano chiaro 22 statue di santi oltre cento portatori più chierici, uomini di Chiesa, e autorità civile una folla impressionante un comitato festa coeso e numeroso pronto a rendere omaggio al Santo patrono della Diocesi.


La festa di san Pantaleone ha una tradizione antica e altamente scenografica. Il nostro santo protettore viene portato in processione per le vie principali del paese per oltre due ore. Ora la scenografia è alimentata da una marea di folla venuta in compostezza ad onorare il santo e da ben 22 statue che precedono il santo patrono. Sono le statue che si trovano sul territorio vallese chi nelle chiesette nelle cappelline o in custodia alle famiglie nobili e meno nobili del circondario vallese. Trai santi esistono delle gerarchie c è chi ha fatto i miracoli chi è Dottore della Chiesa chi è stato vescovo o chi è stato martire tutto questo viene descritta nella vita dei santi così la processione si snoda per le vie partendo dai santi con meno qualifiche fino ad arrivare ai santi con più miracoli allattivo.


Non ci resta che partecipare con vera passione alla processione giorno 27 luglio in onore di San Pantaleone, ogni anno sempre uguale ogni anno sempre diversa e particolare.

Maggiori informazioni

<!–

–>

DIETA MEDITTERANEA: QUEL CHE PASSA AL CONVENTO ALLONTANA LINVECCHIAMENTO

ancel keys

DIETA MEDITTERANEA: QUEL CHE PASSA AL CONVENTO ALLONTANA LINVECCHIAMENTO

Questione di stile mediterraneo: Ancel Keys e la dieta mediterranea Il cortometraggio di Piero Cannizzaro, inaugurerà il primo appuntamento della programmazione del Convento di San Michele, QUESTA SERAmercoledì 4 marzo alle ore 20 Il corto di Piero Cannizzaro “Ancel Keys e la dieta mediterranea”, seguito da una conversazione condotta da Luciano Pignataro, alla quale parteciperanno Giuseppe Cilento, Tania De Cesare Battipede, Vito Puglia e Angelo Vassallo, inaugurerà mercoledì 4 marzo, alle ore 20, il programma della seconda edizione di “Quello che passa al convento”, promossa dal Convivio delle Arti dei Rozzi e degli Accordati, presieduto da Vito Puglia.

maggiori informazioni


La dieta Mediterranea previene le malattie degenerative ed allontana linvecchiamento.

Una ulteriore conferma della bontà e qualità della dieta mediterranea. Se rigorosa proteggerebbe infatti dallinsorgenza di molte malattie croniche, specie quelle legate allinvecchiamento.. Questi i risultati di uno studio italiano, (Adherence to Mediterranean diet and health status: meta-analysis ) dai quali emerge come i benefici maggiori di un regime dietetico corretto si manifestano nella minore incidenza di Parkinson e Alzheimer, malattie tipiche della vecchiaia.

Maggiori informazioni

ne abbiamo scritto qui

<!–

<rdf:Description rdf:about="http://nunziodigitale.splinder.com/post/19989628&quot;
dc:identifier="http://nunziodigitale.splinder.com/post/19989628&quot;
dc:title="DIETA MEDITTERANEA: QUEL CHE PASSA AL CONVENTO ALLONTANA LINVECCHIAMENTO”
dc:subject=”antropologia, legumi, biodiversit?, sapere, cilento, dieta mediterranea, saper fare, cultura contadina, saper vivere, cilentanit?”
trackback:ping=”http://www.splinder.com/trackback/19989628&#8243; />

–>