Casalvelino: tra i migliori oli dItalia

DOP

p { margin-bottom: 0.21cm; }a:link { }

Nel numero di Novembre 2010 la rivista Gambero Rosso ha selezionato, tra i migliori oli d'Italia, quello dell'Oleificio Pietra Bianca di Casalvelino Marina, in provincia di Salerno, nel Parco Nazionale del Cilento. Per rimarcare la qualità del prodotto nostrano lo hanno classificato come Anteprima 2010 100% italiano fruttato medio poichè, saggiato a pochi giorni dalla spremitura, non poteva avere punteggio.

 

 

E' stato definito una sorta di esperimento ottenuto da olive della varietà Frantoio e Leccino e dagli assaggiatori esperti è stato descritto di colore verde carico; all'olfatto spicca netta la componente vegetale, con sentori di clorofilla, mandorla, carciofo, ma anche di verdura cotta, con una chiusura dolce. All'assaggio si rivela non del tutto equilibrato, poco amaro e molto piccante, con un ritorno verso la nota dolce.

 

 

Maggiori informazioni

 

 

fonte

<!–

<rdf:Description rdf:about="http://nunziodigitale.splinder.com/post/23589724&quot;
dc:identifier="http://nunziodigitale.splinder.com/post/23589724&quot;
dc:title="Casalvelino: tra i migliori oli dItalia”
dc:subject=”cultura, ambiente, campania, biodiversit?, cilento, dieta mediterranea, cultura contadina, cilentani, cilentanit?, ulivo pisciottano, prodotti cilentani, artigiano cilentano, olio doliva cilentano, agricoltura cilento, blog cilentano, cucina cilentana, economia – articoli”
trackback:ping=”http://www.splinder.com/trackback/23589724&#8243; />

–>

cilento vino secessionista

vino
Dalle colline cilentane arriva l'aglianico secessionista: si chiama «Proclamo»

 

di Luciano Pignataro

– Ed ecco l’Aglianico secessionista. Ci mancava. Si chiama «Proclamo» ed è dedicato ai moti cilentani del 1828 contro Francesco I da cui nacque la lunga epopea del brigantaggio contadino: prima contro i Borbone, poi per resistere alle truppe piemontesi.

Il vino è di Raffaele Marino, storico produttore appollaiato sulle colline di Agropoli, le cui bottiglie identificano la doc Cilento in cui, sicuramente più di altri, ha sempre fermamente creduto dopo aver ottenuto il riconoscimento dal ministero.

Vino identità di un territorio? Di un modo di sentire? In effetti è questo lo slogan preferito dai nemmeno troppo sofisticati studi di comunicazione impegnati a promuovere la viticoltura italiana in crisi con le trovate più assurde e incredibili, il tema di migliaia di inutili convegni organizzati dalle Alpi alle Nebrodi. Anche perché poi gran parte dei produttori insegue invece il modello internazionale concentrato, dolce e marmellatoso, imposto dallo stile anglosassone di bere fuori dai pasti, per battersi sui mercati mondiali contro la concorrenza di californiani, cileni e australiani.
«Proclamo» non è però banale trovata pubblicitaria. Non solo questo, almeno. È anche un segnale del comune sentire cilentano, quella voglia di distacco, di secessione dalla Campania maturata negli ultimi anni.

Già, fino a non molto tempo fa solo qualche sperduto comitato attorno al Gelbison sostenuto dallo storico locale vagheggiava il distacco dalla Campania. Ma, soprattutto dopo la crisi della munnezza, sono sempre più numerosi coloro i quali vedono nella vicina Basilicata la panacea di tutti i mali, tanto che alcuni comuni limitrofi nel Vallo di Diano, lì dove scorre (si fa per dire) l’autostrada Salerno-Reggio, hanno organizzato referendum per cambiare regione.
Del resto gli antichi romani, che di gestione amministrativa dei territori erano grandi maestri, avevano fissato a Eburum, Eboli, il confine tra la Campania felix e la Lucania. La nascita e lo sviluppo del Parco ha poi di fatto alimentato un senso di appartenenza cilentano sempre più diffuso sfociato anche in episodi, goliardici ma significativi, come il manifesto contro i turisti napoletani affisso proprio ad Agropoli qualche tempo fa.

La magia del vino è interpretare l’anima di chi lo beve. Per questo non troverete mai poeti del latte, della birra o di altre bevande, solo scrittori come Bukowski e Hemingway per i loro superalcolici. Non è possibile capire la Sicilia senza il Nero d’Avola, le Langhe senza il Nebbiolo, la Calabria senza il Gaglioppo, e il Sud interno, «l’osso» di Manlio Rossi Doria, senza l’Aglianico. È in questa diversità la forza vitivinicola dell’Italia. Il regno dell’Aglianico inizia a Roccamonfina tra Lazio e Campania e termina nel Vulture, tra Campania, Puglia e Basilicata. Entrambi vulcani spenti, entrambi ricchi di acque minerali famose.

Dopo l’Irpinia e il Vulture, proprio il Cilento è stato la zona vitivinicola che ha mostrato di crederci con più determinazione. Un rosso che sin dal gusto manifesta la sua voglia di secessione: è più rotondo, meno acido (fresco in termini tecnici) perchè il Cilento, a differenza del resto della regione, non ha origini vulcaniche. Secessione anche geologica, allora, questa è sicura.
L’Aglianico ha una caratteristica che lo iscrive di ufficio tra le grandi uve: non ha paura del tempo, lo adora, si esalta anzi con il trascorrere degli anni sino a regalare grandi emozioni anche dopo mezzo secolo. Di più: Mastroberardino ha appena fatto una degustazione in America con un 1928!

Ecco perché, e qui c’è la novità enologica, «Proclamo» non è un vino secessionista qualunque, ma il primo «Aglianico riserva» ufficialmente in commercio dopo il via libera del ministero. Certo, l’annata è la 2007, in pratica ancora un ragazzino. Chissà se, quando sarà adulto, la voglia di secessione del Cilento sarà davvero realizzata o se, invece, sarà solo testimonianza dell’ennesimo progetto enunciato, agognato, sognato, immaginato. E naturalmente non realizzato perchè delegato ad altri.

fonte

<!–

–>

Cilento: agricoltura bioloogica

Immagine

Sabato 10 aprile, il biologico campano si incontra a Ceraso (SA) in P.zza San Silvestro 10 (sede del Bio-distretto Cilento). In occasione dellassemblea pubblica dellAssociazione Italiana per lAgricoltura Biologica – Campania, sarà presentata in anteprima assoluta la PIATTAFORMA CAMPANA PER LA FILIERA CORTA DEI PRODOTTI BIOLOGICI. Negli ultimi anni è cambiato il modo di produrre e consumare gli alimenti bio; sono aumentate le aziende "a dimensione umana", nelle quali hanno assunto sempre più un ruolo centrale il contadino ed il rispetto dei cicli naturali e dellambiente. Nel contempo i consumatori si sono evoluti e pretendono di essere protagonisti delle proprie scelte alimentari, entrando in contatto diretto con chi coltiva, per verificarne correttezza e modalità di produzione. I tempi sono finalmente divenuti maturi per cambiare radicalmente anche il modo di vendere i prodotti biologici. Come recita il motto della più importante campagna di promozione dei prodotti biologici, "Il Bio sotto casa", finanziata dallUnione Europea e dallItalia e realizzata da AIAB, AMAB e Coldiretti: "Filiera corta, lagricoltura che la sa lunga. Consumatori protagonisti e aziende consapevoli. Il modello è semplice ed i risultati straordinari. Si acquista direttamente dai produttori locali e si contribuisce a diffondere le colture tipiche, le biodiversità e le tradizioni gastronomiche. La Filiera corta è il modello di distribuzione naturale dei prodotti biologici: più redditività per le imprese, più potere di acquisto per i consumatori. La Filiera Corta coinvolge tutti: rispetta lambiente, chi lo lavora e chi lo vive". In Italia, da una recente indagine (rapporto Bio Bank 2009) è emerso che dal 2006 la vendita diretta nelle aziende biologiche è in continua crescita. 500 gruppi di acquisto (+66%); 1950 aziende hanno un loro spaccio aziendale (+ 47%); 110 siti internet sono dedicati esclusivamente alla vendita on line (+39%). Ormai, quasi due italiani su tre acquistano prodotti in vendita diretta, almeno una volta allanno mentre circa il 15% lo fa con una frequenza settimanale (dati SWG ed Agri2000). E tutto questo lo si vede nei bilanci delle aziende. I numeri parlano chiaro: chi effettua la vendita diretta è meno colpito dalla crisi rispetto a chi si rivolge ai tradizionali circuiti di commercializzazione. LAIAB, interpretando i bisogni dei produttori e dei consumatori, ha promosso la realizzazione di cinque piattaforme per la filiera corta dei prodotti biologici che, grazie al progetto "Login BIO" cofinanziato dal MIPAAF nellambito del "Programma di azione nazionale per lagricoltura biologica e i prodotti biologici", permetterà alla Campania, alla Calabria, alla Sardegna, alla Sicilia ed allUmbria di essere allavanguardia nella sperimentazione di nuove forme di logistica innovativa per il biologico. La piattaforma campana sorgerà nel Cilento, allinterno dellarea del Parco nazionale, terra delezione della Dieta Mediterranea e sede del primo bio-distretto multi vocazionale dEuropa, formalmente istituito con decreto della Regione Campania. Lincontro di Ceraso sarà anche loccasione per discutere sulle nuove frontiere della certificazione bio, che proprio nel Cilento vedrà uno dei laboratori privilegiati per lattuazione di un altro importante progetto approvato allAIAB dal MIPAAF, e della campagna "Primavera Bio" che questanno prenderà il via il 16 aprile e per un mese porterà i consumatori direttamente nelle aziende agricole, dove saranno organizzate visite guidate, laboratori didattici e degustazioni a base di prodotti biologici.

informazioni

<!–

–>

premiato l’olio del Cilento

iniziale

L’VIII edizione del Premio Sirena d’Oro si conferma e consolida la propria immagine di manifestazione seria dedicata al prodotto italiano di qualità certificata, il prodotto DOP. È così che l’unico concorso nazionale dedicato agli oli a Denominazione di Origine Protetta promosso dall’Assessorato all’Agricoltura e alle Attività produttive della Regione Campania e dalla Città di Sorrento con la partecipazione di Associazione Nazionale Città dell’Olio, Oleum, Federdop e Ice si avvia verso la conclusione.

Numerosi gli appuntamenti culturali e d’intrattenimento che dal 26 al 28 febbraio hanno animato la Città di Sorrento, dal concerto di apertura del Winter Festival agli interventi tecnici dell’incontro “Come aiutare il consumatore a riconoscere l’Olio DOP” tenutosi presso l’Hilton Sorrento Palace moderato da Luigi Milano Responsabile Sportello Premio “Sirena d’Oro di Sorrento”.


Dalle parole dei molti esperti che hanno raggiunto Sorrento da tutta Italia, medici, nutrizionisti, l’architetto in geo-biologia e medicina dell’habitat Graziana Santamaria, è infatti emersa la reale necessità di comunicare al consumatore quali sono gli elementi positivi sulla salute legati all’extravergine DOP,


“Il bilancio di questa VIII edizione – affermano gli organizzatori del Sirena – è positivo e vediamo come da una parte è stata premiata la continuità con l’affermazione di aziende vincitrici per più anni consecutivi, a testimonianza che la qualità non è una variabile ma è fortemente radicata e consolidata. Dall’altra si sono affacciate al premio new entry con produttori giovani da poco entrati nel settore dell’olio, che facendo tesoro delle secolari esperienze di questo mondo ne hanno raccolto gli insegnamenti rendendosi conto che la qualità è un elemento imprescindibile. Quindi, concludono gli organizzatori, il Sirena d’Oro si conferma come un premio ambito tra i produttori di qualità e sfoggiato come fosse un Oscar, come un concorso sugli Oli Dop che stimola alla produzione di qualità, un momento di confronto tra più soggetti e di programmazione per la promozione degli Oli DOP.”

 

 

 


informazioni


maggiori informazioni



per il Cilento le premiazioni sono stati:
vincitori

<!–

<rdf:Description rdf:about=”http://nunziodigitale.splinder.com/post/22342219&#8243;
dc:identifier=”http://nunziodigitale.splinder.com/post/22342219&#8243;
dc:title=”premiato lolio del Cilento”
dc:subject=”ambiente, blogsfera, biodiversit?, dieta mediterranea, cultura contadina, cilentani, saper vivere, borsa verde, scienza del buon vivere, olio doliva cilentano, agricoltura cilento, blog cilentano, futuro cilentano, promozione territorio parco cile, cucina cilentana”
trackback:ping=”http://www.splinder.com/trackback/22342219&#8243; />

–>

donna di Orria 105 anni operata al femore cammina; Vallo Museo etno botanico

Immagine 059Vallo della Lucania

Due notizie cilentane

prima notizia

Donna di 105 anni di Orria è stata operata al femore. Lintervento, presso lospedale San Luca di Vallo della Lucania, e perfettamente riuscito. La donna già ha compiuto i primi passi in ospedale. Protagonista della vicenda e Annita Astone, unanziana di Orria, Ricoverata nei giorni scorsi per la frattura del collo del femore, la donna, nata il primo gennaio del 1905, e stata sottoposta a un delicato intervento chirurgico. Dopo neppure 24 ore, la prima passeggiata.


Seconda notizia

Primo appuntamento del progetto "I percorsi delle spezie", visita guidata al Museo Etno-Botanico di Vallo della Lucania.

Il fondatore Erborista e Fitoterapista Pasquale La Palomenta ci guiderà dalla Sala degli Erbari, in cui sono esposti più di duemila esemplari di piante raccolte nel territorio del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, passeremo alla Spezieria dove ci indicherà gli usi tradizionali e le trasformazioni a uso terapeutico, cosmetico e alimentare delle stesse concludendo la visita alla Xiloteca con sezioni orizzontali dei fusti delle piante del Parco.

Lappuntamento è per martedì 2 febbraio 2010 presso l ex Convento dei Domenicani in via Rinaldi, 4 a Vallo della Lucania.

Fonti donna 105 anni

i percorsi delle spezie

<!–

–>

Locale storico del Cilento: la chioccia doro

dsc_7408

Si chiama Positano, è il titolare del locale tradizionale e storico deccellenza dellinterno del Cilento, la Chioccia Doro, non siamo in costiera amalfitana, ma qui la bellezza è straordinaria comunque e se trovi un posto deccellenza dove stare bene.

Giovanni Positano e la chioccia doro, si vede che nome, dalla bellezza della costa d Amalfi, a quella del Cilento interno, lingresso del ristorante, posto sulla strada che porta allo storico e noto santuario della Vergine del Gelbison, cè la spiegazione, vergata dallantico parroco di Novi Velia, il veneto don Carlo Zennaro, che riporta la leggenda della Chioccia dOro. «Ciò è dovuto al fatto che dallaltra parte della strada, cè un enorme masso di pietra arenaria, a petra re correnti. Narra il racconto che in una fessura della pietra ci fosse una gallina con i pulcini doro».

C7P Chioccia di Teodolinda

È la leggenda di Teodolinda, regina dei Longobardi. Nel loro tesoro cè un piatto con la chioccia e i pulcini sbalzati in oro e argento, in quello di Giovanni Positano, patron della "Chioccia dOro", dal primo al tredici di agosto, tutte le sere, ci sarà lesaltazione della cucina tipica Cilentana. È fatta di elementi semplici e locali che, con una giusta e sapiente elaborazione, vengono a divenire indimenticabili momenti di gioia per il palato.


Capicollo e mozzarella re mortella, cavatielli al ragù cilentano, braciola nel ragù e patate arreganate, anguria, cannoli cilentani alla crema e, naturalmente, ottimo vino locale. Elementi genuini per celebrare la festa dei trentanni di attività di un cuoco e ristoratore che, partendo dagli elementi base della cucina contadina, è diventato ambasciatore della tradizione del Cilento in tutta Italia. Sfruttando il suo amore per la musica, Giovanni ha invitato nella sua terra numerosi artisti, gli stessi che annualmente incontra al Festival di Sanremo. Appena entrati nel locale, infatti, basta guardare alla parete e trovare centinaia di foto che, da Al Bano a Giorgia alla Mannoia, posano con lo chef Giovanni.


Continua

maggiori informazioni

<!–

<rdf:Description rdf:about="http://nunziodigitale.splinder.com/post/21076109&quot;
dc:identifier="http://nunziodigitale.splinder.com/post/21076109&quot;
dc:title="Locale storico del Cilento: la chioccia doro”
dc:subject=”cilento, cultura contadina, parco cilento, artista cilentano, novi velia, cilentanit?, scienza del buon vivere, blog cilentano, cucina cilentana, economia – articoli”
trackback:ping=”http://www.splinder.com/trackback/21076109&#8243; />

–>