il sindaco pescatore

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ne abbiamo gia parlato qui

 

 

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Cilento da amare

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Alla scoperta di un angolo di Campania che ha ispirato scrittori e registi

 

Da una parte, a nord, ci sono i templi di Paestum, l'antica Poseidonia, preziose testimonianze della Magna Grecia; dall'altra, a sud, c'è porto degli Infreschi, così chiamato perché dalle sue rocce sgorga in mare una freschissima sorgente d'acqua dolce. All'interno svetta il paesaggio incontaminato e selvaggio di un parco nazionale (www.cilentoediano.it), recentemente entrato a far parte della rete dei geoparchi riconosciuti dall'Unesco, e i deliziosi borghi di San Severino di Céntola e Teggiano, che sovrastano il Vallo di Diano. Tra questi angoli di paradiso si estende uno dei territori più belli e sconosciuti d'Italia: il Cilento.

Raccoglie a sud di Salerno un centinaio di chilometri di spiagge da sogno, scogliere modellate dal mare e dal vento, calette e grotte misteriose da esplorare in barca; decine di borghi arroccati ricchi di belvedere e scalinatelle immacolate e oasi naturalistiche tutte da scoprire. E' un angolo d'Italia che unisce arte, storia, gastronomia, natura e letteratura, un territorio attrezzato per praticare tutti gli sport acquatici, ma anche il trekking, la mountain bike e il birdwatching.

Viaggiando da Napoli e lasciata l'autostrada a Battipaglia, s'imbocca la statale 18 Tirrena Inferiore verso Paestum-Agropoli, che in un susseguirsi di saliscendi regala paesaggi bellissimi dove le trasparenze azzurre del Tirreno si confondono con il verde dei pini d'Aleppo, della macchia mediterranea e degli ulivi dalle cui generose piante si produce un olio profumatissimo.
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Paestum è la prima tappa: è l'antica Poseidonia, famosa per i templi dorici edificati nel VI secolo a. C. sulla collina che guarda verso il mare. Oggi, oltre alle rovine dei templi, si può visitare il ricchissimo museo archeologico (www.paestumsites.it) che conserva, tra l'altro, le lastre affrescate della famosa Tomba del tuffatore e parti decorative del santuario di Hera Argiva alla foce del fiume Sele.

Superata Agropoli la strada panoramica attraversa il borgo di Santa Maria di Castellabate, pittoresco centro con i suoi belvedere, le scalinate, le viuzze strette e gli slarghi fioriti. Sotto il castello si trovano una deliziosa spiaggetta e un molo con i portici delle Gatte, così chiamati perché di notte la luce delle candele luccica come gli occhi dei felini. E' qui che il regista Luca Miniero ha scelto di girare l'anno scorso il film Benvenuti al Sud!, fortunata commedia che narra di un direttore delle poste brianzolo che, per punizione, viene trasferito nel minuscolo ufficio postale di un paesino del Sud. Nel film ogni angolo panoramico del borgo, dal lido alle piazzette e agli incantevoli scorci, è un invitante spot a visitare il Cilento, trentaseimila ettari di territorio annoverati dall'Unesco sia nel patrimonio dell'umanità sia tra le riserve della biosfera. Il mare, infatti, è così trasparente da far assegnare anche quest'anno, come da tempo ormai, la "bandiera blu" a otto località marinare.

La strada prosegue costeggiando la verdissima penisola di Punta Licosa, conosciuta anche come il promontorio delle Sirene: Leucosia, infatti, è il nome di una delle sirene che tentò di sedurre Ulisse con il suo canto. La punta e l'omonima isoletta erano talmente belle che Omero le immaginò popolate di sirene, le stesse che costrinsero Ulisse a farsi legare all'albero maestro della nave per resistere al loro canto ammaliatore. Oggi le loro acque, trasparenti e limpide, sono Parco marino subacqueo.

Curva dopo curva si attraversano borghi e paesaggi spettacolari che invitano alla sosta: Montecorice, Ponte San Nicola, Agnone, Acciaroli e la frazione Pollica, delizioso villaggio marinaro dove negli anni '50 pare che Ernest Hemingway trovò ispirazione per il celebre romanzo Il vecchio e il mare. Passeggiando lungo l'antico porticciolo di Acciaroli, protetto da un torrione angioino e dalla chiesa dell'Annunziata, si sente ancora parlare dello scrittore americano e di Antonio Masarone, pescatore classe 1902, soprannominato appunto u viecchiu. Acciaroli è stata anche la location di un altro film, Noi credevamo, diretto sempre nel 2010 dal regista Mario Martone.
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Dal convento di Santa Maria delle Grazie, sopra Pollica, il colpo d'occhio è strepitoso: sotto si estendono la spiaggia di Acciaroli e le scogliere della vicina Pioppi, mentre nelle giornate limpide si intravede Capo Palinuro, più a sud. A Pioppi, intorno al 1970, visse il nutrizionista americano Ancel Keys che decise di studiare i segreti del benessere della popolazione cilentana: mare, aria buona e dieta mediterranea. Merita una visita anche Cannicchio, piccolo borgo tutto in pietra, arroccato sulle colline dei dintorni. Tra le lunghe spiagge sabbiose e la macchia mediterranea emergono qua e là grappoli di case e borghi secolari: Ascea, a trecento metri d'altezza, e Pisciotta, che sembra in equilibrio su un tronco di roccia, dove si pratica la pesca alle alici con larghe reti.
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Seguendo la litoranea, punteggiata da torri di avvistamento saracene, appare all'improvviso il promontorio di Palinuro, che si allunga verso il mare come la mano di un gigante. Capo Palinuro era fino agli anni '50 il buen retiro di artisti, intellettuali e scrittori, soprattutto stranieri. La bellezza della costa ispirò anche il poeta Virgilio che fece naufragare il suo eroe Enea proprio su questo tratto di costa del Cilento. Noleggiando una barca si possono scoprire lungo la costa le grotte marine di Palinuro, un vero spettacolo: partendo dal porticciolo la prima che s'incontra è grotta Azzurra, sorella di quella di Capri, le cui acque all'interno assumono le trasparenze dello zaffiro. Poi appare la grotta d'Argento e quella di Sangue, colorata di rosso per un'alga che vive aggrappata alle rocce. Giallo e verde sono i riflessi di Cala Fetente, così chiamata perché dal mare sale una fonte sulfurea dall'odore non piacevole. Prima dell'Arco naturale e della foce del fiume Mingardo è consigliabile fare un bagno nella baia del Buondormire, angolo caraibico tra le falesie, protetta dallo scoglio del Coniglio. E' una spiaggia affascinante e la si raggiunge via mare o scendendo il ripidissimo sentiero che si snoda tra le magnolie, il lentisco e i pini.palinurogrotta_azzurrab

Il viaggio prosegue verso Camerota, villaggio d'origine greca a sei chilometri dal litorale, e Marina di Camerota, borgo sul mare. Anche qui i nomi delle località raccontano di antiche leggende, come quella di Camerota, fanciulla che venne trasformata in roccia da Venere per non aver corrisposto l'amore di Palinuro. Su questo litorale, possibilmente in barca, si raggiungono baie, grotte, scogli solitari e spiagge di sabbia finissima, come Ulivi a Lentiscelle, fino Porto degli Infreschi. Ultime tappe sono i borghi di Policastro, con il suo bellissimo golfo, Sapri e Scririo, dove si consiglia di fare una sosta al tramonto per godere di un panorama impareggiabile.
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Entrando verso l'interno, dove si vive seguendo i ritmi lenti delle stagioni, ad alcune decine di chilometri dalla costa si raggiungono splendidi borghi come Padula, dove si trova la Certosa, un magnifico monastero certosino con il chiostro più grande del mondo e uno scenografico scalone a chiocciola di marmo bianco. Poco lontano ci sono Teggiano con un bel castello, e il paese fantasma di Roscigno Vecchia con case e strade deserte, abbandonate dagli abitanti per le continue frane. E, ancora, il castello cinquecentesco di Vatolla dove, dal 1689 al 1695, Gian Battista Vico compose la Scienza Nuova.

Qui è la natura lussureggiante del Parco la vera protagonista, dove dalla sorgente Ferrata, a Contursi Terme, lungo il fiume Sele si fa rafting armati di pagaia, casco e giubba di galleggiamento e si scende fino a valle. Oppure si sperimenta lo speleo-raft, il rafting nelle grotte: si parte da quelle di Pertosa, che hanno il tratto fluviale sotterraneo più lungo d'Europa, e con lampade speleologiche si discende il fiume Tanagro.


 

Fonte ansa ida bini

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In giro per il Cilento…….

Agropoli

Sono ancora molti quelli che non conoscono il parco del Cilento e tutta la zona che va da Agropoli a Sapri. Una zona di mare ma anche di monti, dove il parco naturale del Cilento e Vallo di Diano dominano lo scenario. Un verde intenso fatto di Ulivi ma anche di macchia mediterranea. Ideale per chi cerca vacanze rurali a contatto con la natura, alla scoperta dei prodotti tipici della zona. Ma lo scenario marino non è da meno. Suggeriamo un soggiorno nei mesi di giugno e di luglio quando la calca e il turismo di massa non c'è.

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Così potrete visitare Ascea, Acciaroli, Pisciotta, Palinuro, Marina di Camerota, Scario, Sapri e il Golfo di Policastro. Posti tutti molto diversi tra loro, in cui scogli e insenature, spiagge, porticcioli e paesini fanno da sfondo ad un mare bello, intenso, pulito. Potrete visitare le Grotte intorno Capo Palinuro, raggiungere il faro e soffermarvi a contemplare scenari davvero stupendi. Oppure attestarvi sulle larghe spiagge di Marina di Camerota. Buona cucina e prodotti tipici faranno il resto, conquistandovi anche dal punto di vista culinario. Alberghi, villaggi, campeggi e bed & breakfast sono pronti ad ospitarvi e ad offrire qualunque soluzione in linea con le vostre tasche e le vostre esigenze. Per il resto girate, girate e girate.

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Il Cilento non sarà la Sardegna, non ci sarà l'organizzazione di Porto Cervo, ma forse sono proprio questi ritmi lenti e questi paesi ancora autentici e rurali che conferiscono al Cilento una bellezza tutta particolare. Sicuramente per gli amanti della movida non è proprio il posto ideale, almeno sino alla prima settimana di Agosto. Ma se volete trascorrere qualche serata per locali, anche qui potete scegliere tra il porticciolo di Scario piuttosto che i negozietti di Marina di Camerota, sino alla cittadina di Sapri, vero punto di riferimento della zona, con piazze, concerti ed un vero lungomare.

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Personaggi cilentani Maria Pia Lorenzo

Personaggi cilentani: Maria Pia

tra i personaggi cilentani di spessore oggi ho l'onore di presentare Maria Pia Lorenzo.

Scrittrice, autrice, editrice e talent scout di vero talento.

Di professione è professoressa di italiano presso un Istituto superiore e mamma e nonna a tempo pieno.

Ma noi la conosciamo soprattutto come autrice di romanzi.

Il suo primo lavoro La signora della Penombra edito dalla casa editrice Delphia, ha vinto numero si premi a livello nazionale tra cui ricordiamo

Il romanzo ambientato in un paesino della Calabria Verbicaro durante le epidemie di colera del 1855 è una struggente storia d'amore.

ben costruita e ben ambientata.

Oggi Maria Pia ha scritto un nuovo racconto Il tempo nella bottiglia.

Attualmente sta partecipando all'iniziativa del Corriere della Sera io scrivo ovvero un laboratorio di scrittura.

Il romanzo è una affresco del Cilento e precisamente di Roscigno e il tema principale è sempre l'amore.

Se volete fare qualcosa per voi leggete il racconto e votatelo, (mi raccomando 5 stelle)

diffondetelo.

A volte la Terra dei Miti offre dei fiori particolari e belli, Maria Pia è uno di questi, sappiatelo cogliere.

Il tempo nella bottiglia Maria Pia Lorenzo

link per votare

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Cilento tra mito sirene e natura

 

REPORTAGE

Nel Cilento dei miti e delle sirene

 
In una regione come la Campania, devastata dalla cementificazione e dai disastri ambientali, il Cilento conserva una sua originaria e incontaminata bellezza. Il suo mare, che nei tratti di costa rocciosa, da Camerota a Scario, è di un seducente colore che inclina al verde intenso e smeraldino, interessa gli scienziati per le sue rare riserve di fauna e di flora. Qui Omero ambientò il mito delle Sirene e Virgilio quello di Palinuro. Alle spiagge cilentane sono approdati nomi celebri: ad Acciaroli si affacciò Ernest Heminguay; a Pioppi fu Ancel Keys, colui che studiò e lanciò la dieta mediterranea; a Castellabate giunse Alexandre Dumas padre, in veste di trafficante garibaldino. L’interno è misterioso, collinare e montuoso, punteggiato da borghi arroccati su crinali e pendii di roccia carsica (nel Cilento sono le più belle grotte d’Italia, tra cui quelle, notissime, di Pertosa e Castelcivita), dove interi paesi franano lentamente, come Roscigno, il villaggio 'fantasma', che fu abbandonato ai primi del Novecento. La vegetazione è più fitta verso la Lucania, con boschi di faggio e leccio, più rada a Nord, segnata dalle macchie d’argento degli uliveti e dal bianco e metafisico colore della pietra calcarea.

«Quando si parla di Cilento, soprattutto da lontano, si pensa a un qualcosa di monolitico e compatto. In realtà esistono molti Cilenti – dice il critico e poeta Vincenzo Guarracino, che vive a Como, ma è nato a Ceraso – : quello delle selvagge dorsali montuose e quello dei litorali marini; quello dei paesini isolati dell’interno e quello dei centri più grandi ( Vallo, in primo luogo, poi Agropoli e Sapri, ma anche Piaggine e Laurino). Situazioni e attitudini diversissime, per le quali non è facile trovare un denominatore comune, se non l’orgoglio dell’appartenenza». I cilentani hanno infatti un forte senso di identità locale, che si delinea a partire dalle tradizioni popolari e contadine, «sebbene tale identità si parcellizzi nella chiusura di piccole comunità e manchi una progettualità coesa e condivisa», aggiunge il giornalista Giuseppe Liuccio, che guarda con inquietudine ai recenti fatti di Pollica.

Terra di penurie in passato, resa poverissima dalle migrazioni. «Scabra ride nel sole/ come nell’occhio venuto da Corinto/ la montagna, madre che stende/ il grembo e l’amore ci apprende/ di tornare a lucere qui nato/ porto sui gorghi un fiore allucinato», scrive intensamente Pasquale Maffeo (Capaccio, 1933), poeta e narratore, autore tra l’altro di un piccolo best-seller, Cilento, rivisitazione visionaria compiuta in compagnia del redivivo Ferdinando II di Borbone. La sua storia è antica. I Sibariti, discendenti degli Achei, vi giunsero nel VII secolo a. C., fondando Posidonia (ribattezzata Paestum in epoca romana); dall’Asia Minore vennero invece i Focesi, che costruirono Elea ( la successiva Velia), dove poi sorse la Scuola Eleatica, che si ritiene fondata da Senofane, caratterizzata dal pensiero di Parmenide e Zanone. La Scuola Medica Salernitana ebbe là i suoi inizi. I monaci basiliani vi giunsero a cavallo dei secolo VIII e IX, dando vita a numerosi monasteri. Qui si incontrarono con i benedettini, convivendo con essi fino agli anni intorno al Mille, in un simbolico abbraccio tra Oriente e Occidente. La storia recente registra, come è noto, lo sbarco nei pressi di Sapri del patriota mazziniano Carlo Pisacane.

Il Cilento è una terra di paesi. Quelli montani sono talora di poche centinaia di abitanti, come Serramezzana che ne ha 368 ed è uno dei più piccoli comuni d’Italia. I municipi sono in collina, anche quelli costieri: retaggio dell’arretramento della popolazione verso le alture durante le invasioni saracene. Radicatissime sono le tradizioni popolari, soprattutto quelle religiose. Antico è il culto delle sette Madonne, alcune nere, a cui si associano i pellegrinaggi votivi lungo i tragitti che ricalcano quelli degli antichi tratturi di transumanza. Di essi il più noto è quello al Sacro Monte, nei pressi di Novi Velia, sul Monte Gelbison ( 1705 metri, tra i più alti del Cilento, assieme al Cervati, agli Alburni e al Motola), che rimanda a culture delle popolazioni bulgare. Tra i più bei luoghi sacri, la Badia di Pattano, edificata da basiliani intorno al Mille, dove era collocata una rara statua in legno di san Filadelfo, oggi nel Museo Diocesano di Vallo; e la grandiosa Certosa di San Lorenzo a Padula, nel Vallo di Diano, fondata da Tommaso San Severino nel 1306, che ospita oggi il Museo Archeologico della Lucania. La canzone popolare, riproposta dal conosciuto cantautore Aniello De Vita e interpretata in chiave moderna dalla bellissima voce di Piera Lombardi, che ha reso la 'pizzica' cilentana nota in tutto il mondo, ha una pronuncia accorata e malinconica, è la voce dei migranti. «Terra dei tristi» fu infatti denominato il Cilento in epoca risorgimentale. Ma gli emigrati da qualche tempo tornano assiduamente. Ed è nuova vita.

DAL PARCO NATURALE PIU' GRANDE D'ITALIA ALLA ROSA DI PAESTUM
A dare identità geografica e fisica al territorio cilentano è il Parco del Cilento e del Vallo di Diano, patrimonio dell’Unesco, con i siti archeologici di Velia e Paestum e la celebre Certosa di Padula. Occupa ampia parte della Provincia di Salerno, confinando con la Basilicata ad est e a sud e a nord con gli Alburni. È parco per la tutela dell’ambiente e delle biodiversità, è l’area protetta più grande d’Italia, con i suoi 180mila metri quadrati, che ricomprendono 95 comuni. Dal giugno scorso è anche Riserva mondiale della biosfera. «È un Parco in espansione – dice il presidente, Amilcare Troiano -. In aprile scorso si sono aggiunte due aree marine, quella di Castellabate e quella della Costa degli Infreschi e della Masseta, a testimoniare l’attenzione del Ministero per una realtà naturalistica che è unanimemente considerata uno dei territori più incontaminati del Mediterraneo».
Quali sono le ragioni storiche di questa preservazione?
«Il Cilento è tutto sommato territorio impervio. Al di là dei suoi cento chilometri di costa, nonostante le recenti costruzioni viarie, l’interno è raggiungibile a fatica. La stessa cultura locale ha giocato un ruolo importante nel clima di autonomia e di profondo legame con le tradizioni».
Quali sono le risorse della costa?
«La fascia costiera del Cilento è meta di un turismo vivace, ma anche riserva marina. Da Camerota fino a Scario, è  raggiungibile in molti tratti solo dal mare ed esistono oltre cinquanta grotte marine, che per la loro fauna interessano ricercatori di molte università».
Quali sono i progetti di valorizzazione promossi dal Parco?
«Stiamo incentivando, d’intesa con le Soprintendenze, i luoghi archeologici e soprattutto stiamo cercando di creare stabili collegamenti con l’interno, con bus che portino i turisti della spiaggia a conoscere la vita dei borghi e delle campagne. Ciò per superare l’impasse di una economia frammentata e dare unità al territorio». Si sta inoltre lavorando per far diventare la dieta mediterranea patrimonio immateriale dell’Unesco. Un progetto di ricerca è stato ancora avviato a Paestum, dove la Soprintendenza ci ha consegnato tre aree protette presso i celebri templi per poter avviare una coltivazione della famosa rosa di Paestum, cantata da Virgilio».

Giorgio Agnisola

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Vallo della Lucania

Vallo della Lucania

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Vallo della Lucania merita di più, lo hanno dimostrato i Commercianti con un bel natale per i vallesi e quanti vengono nella nostra città per lavoro ed acquisti.
Un elegante addobbo natalizio del centro storico con qualità e gusto, dimostrano che si può fare di più, per affrontare la crisi economica e sociale della città. Dalle tristi pagine degli avvenimenti di questi ultimi anni, (che ci hanno portato nelle tv di stato non certo per fatti allegri) alla perdita di uffici strategici per il futuro di una città di servizi, (ASL, INPS, CAMERA DI COMMERCIO) all’assenza colpevole di una visione di futuro, i Commercianti di vallo hanno dimostrato come l’ottimismo della volontà può combattere il pessimismo della ragione.
Vallo merita di più, per il suo potenziale umano e culturale. I suoi uomini hanno da sempre dato un grande contributo alla crescita del territorio cilentano, determinando le condizioni per uno sviluppo coerente alle sue vocazioni.
Vallo merita di più, per i tanti e tanti semplici cittadini e per questo autorevoli ed impegnati per il bene comune nel volontariato come nell’associazionismo a dare lezioni di stile e qualità.
Vallo merita di più, non fosse altro che per la sua strategica posizione geografica che da sempre ne hanno fatto la Capitale del Cilento sia sul piano economico che culturale e politico.
Vallo merita di più, nel dibattito culturale e politico del futuro del Cilento che deve riprendersi il diritto di cittadinanza attiva e fieramente riscattare quell’orgoglio di appartenenza per non perdere anche quello che ha.
Nel corso degli anni la città aggredita da un’edilizia invasiva e opprimente, ha perso gran parte della sua identità, pur mantenendo un “cuore” autentico. Vallo oggi è una “brutta” città per l’architettura e il paesaggio, per l’urbanistica e la mobilità, per l’arredo urbano e il contesto ambientale. Paradossalmente proprio l’azione dei commercianti ha messo in “luce” tale contraddizione. Un intervento minimo, misurato e di qualità, come quello degli addobbi natalizi, stride con un contesto approssimato e improprio, per niente pianificato e programmato a partire dal traffico ai tanti lavori in corso di improbabili cantieri di rattoppi e aggiusti di recenti opere pubbliche. Tanti, ma tanti “cantieri inutili” di questi anni con spesa a “pioggia”, dimostrano approssimazione e incompetenza rispetto a tanta buona volontà e ottimismo. Forse la cultura del “buon padre di famiglia” deve tornare a dare un concreto ma dinamico futuro di qualità ad una città che merita di più.

Fonte Unico Domenico Nicoletti Docente di Salvaguardia e Gestione delle Aree Protette-Università di Salerno

 

I Commercianti vallesi sono associati nell'Associazione Commercianti Sviluppo Vallo

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