L’olivo pisciottano

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Pisciotta si coltiva un tipo di oliva unico proveniente da lasciti dei  greci antichi.

Sto parlando dell’olivo, pianta che, ancor più della vite e del grano, scandisce la storia dei popoli gravitanti nell’area del Mediterraneo, dal momento che esso, molto prima di veder riconosciuta la sua importanza come indispensabile fonte di nutrimento, era considerato simbolo di pace, di trionfo, elemento di spicco in cerimonie religiose e pubbliche, medicamento dalle molteplici applicazioni.

Il Cilento si presentò, allora, come il luogo ideale per lo sviluppo di questa pianta che nel tempo si è differenziata in numerose varietà, diffusesi poi in tutta la Campania.

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A Pisciotta scopro una di queste varietà, vale a dire gli alberi che danno origine all’oliva detta Pisciottana, unico tipo di oliva presente sul territorio del comune.

 

Il paese compreso nel versante marino del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, riassume le caratteristiche tipiche di molti paesi del Cilento, costituiti da due agglomerati nettamente distinti: un borgo arroccato su di un colle e un villaggio, Marina di Pisciotta, costruito sulla costa attorno ad un piccolo porto che si protende verso il mare. In questo piccolo comune di circa 4.000 abitanti si coltiva una varietà davvero unica di olivo, la cui principale caratteristica, oltre all’alta resistenza alla siccità è rappresentata dalla incredibile longevità: molti degli ulivi presenti in zona sono, infatti, ultra-secolari.

Le piante sono molto vigorose e presentano una chioma molto folta, si caratterizzano, inoltre, per la buona produttività. I frutti, raccolti ancora a mano, e utilizzati per la produzione dell’olio locale, dal sapore armonico e lievemente fruttato, oltre che nella produzione dell’Olio Extravergine di Oliva Cilento DOP sono di colore variabile dal verde al violaceo nero, presentano una forma allungata e leggermente asimmetrica e sono di piccola dimensione (inferiore a 2 g). Le olive vengono, inoltre, ancora oggi preparate sott’olio secondo un’antica ricetta, dalla lavorazione molto elaborata e dagli ingredienti molto particolari. Le olive verdi vengono raccolte, lavate con acqua abbondante e depositate in una bacinella, nella quale si aggiungono calce in polvere e cenere; bisogna, poi, ricoprire il tutto con abbondante acqua.

La bacinella deve riposare così per 48 ore, fino a quando il tutto viene scolato e lavato; il passaggio successivo consiste nel lasciare macerare per 24 ore le olive in un recipiente di argilla con sale ed alloro, dopodiché le olive vengono scolate ed adagiate su una spianatoia di legno o di pietra e schiacciate con un matterello di legno, in modo tale che anche i noccioli vengano via. Una volta schiacciate, le olive, raccolte e sistemate in un contenitore di vetro, vanno pressate con le mani, condite con peperoncino piccante ed altri aromi e ricoperte di olio extravergine di oliva. Un piatto sfizioso e salutare che racchiude in sé l’antico sapore della Grecia.

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dieta mediterranea: patrimonio dellumanità lotta con la Francia

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Sarà un duello rusticano dal 14 al 19 novembre a Nairobi in Kenya fra dieta mediterranea e cucina francese per diventare "patrimonio mondiale culturale" dell'Umanità del l'Unesco. Questi due stili alimentari sono infatti candidati, così come il tango spagnolo e il teatro dei pupi siciliani, nella lista che comprende il patrimonio immateriale. Al di là del risultato, tra le due proposte ci sono però differenze macroscopiche.

La cucina d'Oltralpe infatti corre da sola, sostenuta dal presidente Sarkozy, per rinforzare quel blasone e quella leadership mondiale oggi traballante. Insomma una rivendicazione di orgoglio nazional-gastronomico che l'Italia invece non ha messo in mostra. In Francia (presuntuosa in cucina e in cantina), non sono mancate le polemiche di un pubblico attento alle vicende gastrovinicole: c'è infatti chi ha contestato la candidatura sostenendo che così facendo si rischia di museizzare o imbalsamare la grande «cuisine de France».

L'Italia al contrario, paese delle tante cucine, timidamente non ha voluto presentare all'Unesco la propria identità culinaria. Ha preferito allearsi con Spagna, Marocco e Grecia per rivendicare la bandiera della dieta mediterranea che, una volta ottenuto il sì dell'Unesco , dovrà condividere con paesi che non hanno alcuna parentela di cucina e di prodotti.

È sufficiente lo stile di consumo e la fruizione del cibo per giustificare l'ammucchiata ? C'è da chiedersi se i territori italiani si riconoscono nella dieta med e soprattutto se sono soddisfatti di essere a braccetto con le produzioni concorrenziali di Spagna, Marocco e Grecia (si pensi al tanto deprecato olio d'oliva extravergine taroccato , spacciato come made in Italy ) e con piatti così diversi dalle tante varietà regionali (forse anche provinciali e comunali ) italiane.

È un peccato che l' Italia, in un momento in cui la cucina, a livello internazionale ha consensi più ampi del passato, non abbia avuto il coraggio di candidare la propria identità.

 

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Casalvelino: tra i migliori oli dItalia

DOP

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Nel numero di Novembre 2010 la rivista Gambero Rosso ha selezionato, tra i migliori oli d'Italia, quello dell'Oleificio Pietra Bianca di Casalvelino Marina, in provincia di Salerno, nel Parco Nazionale del Cilento. Per rimarcare la qualità del prodotto nostrano lo hanno classificato come Anteprima 2010 100% italiano fruttato medio poichè, saggiato a pochi giorni dalla spremitura, non poteva avere punteggio.

 

 

E' stato definito una sorta di esperimento ottenuto da olive della varietà Frantoio e Leccino e dagli assaggiatori esperti è stato descritto di colore verde carico; all'olfatto spicca netta la componente vegetale, con sentori di clorofilla, mandorla, carciofo, ma anche di verdura cotta, con una chiusura dolce. All'assaggio si rivela non del tutto equilibrato, poco amaro e molto piccante, con un ritorno verso la nota dolce.

 

 

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premiato l’olio del Cilento

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L’VIII edizione del Premio Sirena d’Oro si conferma e consolida la propria immagine di manifestazione seria dedicata al prodotto italiano di qualità certificata, il prodotto DOP. È così che l’unico concorso nazionale dedicato agli oli a Denominazione di Origine Protetta promosso dall’Assessorato all’Agricoltura e alle Attività produttive della Regione Campania e dalla Città di Sorrento con la partecipazione di Associazione Nazionale Città dell’Olio, Oleum, Federdop e Ice si avvia verso la conclusione.

Numerosi gli appuntamenti culturali e d’intrattenimento che dal 26 al 28 febbraio hanno animato la Città di Sorrento, dal concerto di apertura del Winter Festival agli interventi tecnici dell’incontro “Come aiutare il consumatore a riconoscere l’Olio DOP” tenutosi presso l’Hilton Sorrento Palace moderato da Luigi Milano Responsabile Sportello Premio “Sirena d’Oro di Sorrento”.


Dalle parole dei molti esperti che hanno raggiunto Sorrento da tutta Italia, medici, nutrizionisti, l’architetto in geo-biologia e medicina dell’habitat Graziana Santamaria, è infatti emersa la reale necessità di comunicare al consumatore quali sono gli elementi positivi sulla salute legati all’extravergine DOP,


“Il bilancio di questa VIII edizione – affermano gli organizzatori del Sirena – è positivo e vediamo come da una parte è stata premiata la continuità con l’affermazione di aziende vincitrici per più anni consecutivi, a testimonianza che la qualità non è una variabile ma è fortemente radicata e consolidata. Dall’altra si sono affacciate al premio new entry con produttori giovani da poco entrati nel settore dell’olio, che facendo tesoro delle secolari esperienze di questo mondo ne hanno raccolto gli insegnamenti rendendosi conto che la qualità è un elemento imprescindibile. Quindi, concludono gli organizzatori, il Sirena d’Oro si conferma come un premio ambito tra i produttori di qualità e sfoggiato come fosse un Oscar, come un concorso sugli Oli Dop che stimola alla produzione di qualità, un momento di confronto tra più soggetti e di programmazione per la promozione degli Oli DOP.”

 

 

 


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per il Cilento le premiazioni sono stati:
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Cilento: I progetti Gal della Ruralità Mediterranea arrivano in Germania

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Cilento: I progetti Gal della Ruralità Mediterranea arrivano in Germania

Nei giorni 10 e 11 giugno p.v. nella Kulturbrauerei di Berlino, la Campania rurale si presenta con una due giorni di degustazioni, un concerto di musica popolare e un mercatino all´aperto. Così la Ruralità Mediterranea con la presentaizone del Cilento arrivano nell’ex birrificio e centro culturale della capitale. L´iniziativa, battezzata “Ruralita´ Mediterranea”, vuole far conoscere angoli nascosti e i sapori tipici della Regione, i gusti di una terra che presenta oltre di 300 prodotti gastronomici tradizionali, come il caciocavallo podolico e l´olio del Cilento. continua

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Extravergine cilentano per le tavole americane

Senza titolo-2 copia

Extravergine cilentano per le tavole americane

Il codice che ne garantisce lassoluta provenienza italiana è solo una caratteristica puramente tecnica dellextravergine Colline del Cilento prodotto dallOleificio Serra Marina di Laureana Cilento. La composizione realizzata infatti solo con le cultivar più pregiate del territorio di riferimento è poi unulteriore garanzia di quanto questo prodotto sia estremamente legato al territorio.

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