opere di misericordia

La professoressa di italiano di mia figlia dodicenne ha chiesto di ricercare le opere di misericordia.

Ho fatto notare a mia figlia che non vengono studiate oramai da anni.

Ho cercato su wikipedia e ho scoperto una cosa interessante conoscevo le opere di misericordia corporali e non quelle spirituali..

Vi propongo di leggere

Le sette opere di misericordia spirituale

1. Consigliare i dubbiosi.

2. Insegnare agli ignoranti.

3. Ammonire i peccatori.

4. Consolare gli afflitti.

5. Perdonare le offese.

6. Sopportare pazientemente le persone moleste.

  1. Pregare Dio per i vivi e per i morti.

Per quanto ne so io, le opere di misericordia spirituale sono un’invenzione del clero (anche se devo ammettere che sono molto evocative: “sopportare pazientemente le persone moleste” è un capolavoro), mentre quelle di misericordia corporale trovano un riferimento in un passo del vangelo di Matteo (XXV, 31 ss.).


Tralasciamo lultimo e leggiamo gli altri. Nellattuale società liquida, insicura, in crisi perenne più che opere di misericordia mi sembrano punti irrealizzabili.

Ps senza intenzione di offendere chi crede veramente personalmente mi resta difficile riuscire a non trovare in questo periodo milioni di dubbiosi di peccatori di afflitti di persone moleste. Forse è colpa della società o forse sono io che ho una visione particolare del mondo. Cosa ne pensate? scrivetemi

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Cilento, una terra da modernizzare

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Ad un anno di distanza dalla sua pubblicazione propongo la lettura di questo articolo.

Cilento, una terra da modernizzare


A parità di giorni e di spettacoli, quest anno il Ravello Festival ha incrementato del 15 per cento le presenze di spettatori e del 52 per cento gli incassi. Ciò significa che, quando si costruisce un "sistema" turistico fatto di mare, mostre, concerti, buoni alberghi, cucina genuina e accoglienza raffinata, non c è monnezza che tenga. M a soprattutto significa che una regione polifonica come la Campania non può svilupparsi se non investe energie economiche e organizzative sulla provincia che, rispetto a Napoli, possiede le maggiori riserve ancora inesplorate di natura e di cultura. Il Cilento ne offre l esempio più eloquente. 270 mila abitanti distribuiti in una ottantina di Comuni a sud di Salerno, 22 dei quali hanno meno di mille abitanti. Una fitta rete di piccoli centri equamente distribuiti tra mare, collina e montagna, quasi a formare altrettanti quartieri di una cittadina ideale, immersa nel verde dei boschi che coprono il 22 per cento dell intera superficie. Qui, a Velia, Parmenide e Zenone esplorarono l essenza dell umana avventura. Qui, a Vatolla, Gian Battista Vico disegnò i corsi e i ricorsi della storia. Qui, a Paestum, Goethe si commosse davanti ai templi insuperati. Dunque, nella nostra società postindustriale, dove l emozione, l estetica, la qualità della vita emergono di giorno in giorno come valori dominanti e dove natura e cultura sono convocati per sviluppare l economia attraverso il turismo, nulla mancherebbe al Cilento per essere un miraggio afferrabile, un luogo di appagamento felice. Invece la popolazione diminuisce: emigrano soprattutto i giovani diplomati e laureati, che, dopo avere assorbito per venti anni le energie familiari, se ne vanno ad arricchire le già ricche regioni del Nord. Qui molto più che nel resto d Italia l economia è ancora legata all agricoltura e alla pesca, che insieme trattengono il 17 per cento della popolazione attiva. L industria occupa il 24 per cento dei lavoratori, ma si tratta di piccole imprese, in buona parte edili. Il resto opera in un terziario frammentato e senza slancio. Tra il cittadino e lo Stato, l unica istituzione radicata nella cultura consolidata del Cilento è la famiglia, ancora affettivamente indissolubile (i divorziati sono meno dell 1 per cento) ma già demograficamente modernizzata (il 70 per cento dei nuclei familiari è senza figli o ha un figlio soltanto). In mezzo, tra cittadino e Stato, vi è una mousse politica prevalentemente screditata, unita e divisa da interessi contingenti, sradicata da qualunque ideologia, senza piani precisi per il futuro. Questa mousse ha sperperato gli aiuti pubblici impiegandoli in imprese insensate; ha devastato il territorio con una speculazione demenziale, parimenti efferata nei centri costieri e in quelli interni; ha assicurato al Cilento un reddito pari alla metà di quello veneto; ha creato un patrimonio edilizio fatto per il 36 per cento di case vuote; ha desertificato un paesaggio collinare che copre con le sue imprevedibili bellezze il 67 per cento dell intero territorio; ha invaso le zone balneari con un turismo massificato che riesce a saturare i posti letto solo per il 26 per cento. Contro questa situazione aberrante, creata da operatori famelici e ignoranti, tanto guardinghi quanto aggressivi, lotta disperatamente un popolo modernizzatore fatto di giovani meritevoli e tuttavia disoccupati, di preti impegnati e tuttavia rimasti senza gregge, di donne battagliere e tuttavia esasperate da un maschismo arcaico, di genitori tenerissimi e tuttavia abbandonati dai figli emigrati, di intellettuali coltissimi e tuttavia condannati a vivere in una palude di ignoranza parimenti alimentata dall ottusità conservatrice e dalla stupidità mediatica.è dunque persa ogni battaglia di modernizzazione? Tutt altro! Il Cilento rappresenta l area campana con il maggiore potenziale di sviluppo. Le sue coste, benché mortificate dalla speculazione rapace, riservano ancora tesori di bellezze incontaminate, disponibili per un turismo di alta qualità. Il suo associazionismo culturale mette a disposizione del territorio una "università invisibile" che fa del Cilento l area più intellettualizzata della regione. La sua rete di imprenditori e di professionisti, esasperata dal prezzo finora pagato al clientelismo miope, è impaziente di novità e di trasparenza. Tutto è pronto, dunque, per un salto del Cilento dal torpore rurale allo sviluppo postindustriale. – DOMENICO DE MASI


fonte: Repubblica — 29 luglio 2008 pagina 1 sezione: NAPOLI

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Nuovi soggetti sociali: i digitali

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Nuovi soggetti sociali

Nella mappa variegata della nostra società, si va profilando un nuovo paradigma: cioè un insieme di elementi, di caratteristiche, di modi di pensare e di vivere che contraddistinguono un nuovo gruppo sociale, sempre più vasto e distinto di persone: soprattutto giovani, ma non solo giovani; non solo disoccupati, ma soprattutto disoccupati. Ne abbiamo già accennato nella prima parte; qui vale la pena di parlarne con qualche dettaglio in più.

Se dovessi dare un nome a questo nuovo «soggetto collettivo», fatto di persone che la pensano più o meno allo stesse modo, lo chiamerei appunto «digitale» in onore di Nicholas Negroponte e di Bill Gates che, in un certo senso, ne sono i profeti e gli antesignani.

Ciò non significa che i «digitali» si distinguono soltanto per la loro identificazione quasi maniacale con il computer, con la posta elettronica e con Internet: significa che il computer e Internet sono il loro segno distintivo così come la televisione è stato il segno distintivo della generazione che si è identificata nei mass media e così come la

catena di montaggio fu il segno distintivo della generazione che si identificò nella fabbrica.

Molti altri caratteri specifici connotano il modo di vivere e di pensare dei «digitali»: la soddisfazione per la conquistata ubiquità, grazie alla potenza dei mezzi planetari di comunicazione e di trasporto; la dimestichezza con la virtualità, che rende i loro rapporti sempre più astratti e arricchisce i loro sensi di nuove dimensioni; la fiducia nellingegneria genetica, che consente di modificare il corpo umano e il suo destino biologico; laccettazione dellandroginìa e della femminilizzazione, grazie alle quali i generi sono posti sullo stesso piano e ciascuno di essi acquisisce valori che prima erano monopolizzati dallaltro; la consapevolezza che il tempo libero ha importanza almeno pari al tempo di lavoro e che lozio è spesso più creativo dellattivismo.


I «digitali» condividono tutte queste novità e altre ancora: sono molto attenti allecologia e tendono a uno sviluppo sostenibile; accettano con entusiasmo la multirazzialità, la convivenza pacifica delle culture e delle religioni; amano la notte almeno quanto il giorno e non fanno troppa differenza tra i giorni ufficialmente festivi e quelli ufficialmente feriali. A differenza dei loro genitori, che avevano più zii che nomi, i «digitali» hanno più nonni che zii.

I «digitali» sono già abituati a confondere le attività di studio, di lavoro e di tempo libero: la frequente consuetudine con la disoccupazione li ha abituati a coniugare spezzoni di lavoro casuali con fasi di studio più intenso, con viaggi, con la cura della famiglia e del gruppo amicale. Perciò essi tendono a parlare più lingue, soprattutto linglese, e tendono a comunicare per mezzo di «nuovi esperanti» come la musica, rock, larte post-moderna, la disinvoltura dei rapporti sessuali, lassenza di ideologie forti. Hanno preferenze spiccate per determinate riviste, determinati cantanti, determinati artisti, in cui si identificano.

I «digitali» sono spesso disoccupati, ma colti e agiati. Vivono attingendo al patrimonio familiare: perciò tendono a dare poca importanza al denaro come fine a se stesso e poca importanza al consumo come sintomo di status. Curano il proprio corpo ma non lo arredano in modo costoso, preferendo «ciò che si è» a «ciò che si appare».

I «digitali» sono una «cultura». Anzi, una controcultura oziosa e creativa rispetto alla cultura impiegatizia e manageriale, frenetica ed esecutiva.


Il futuro del lavoro Domenico De Masi pagine 280 e 281

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Quelli del total quality life

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La Total Quality Life


La total quality life (t.q.l.) è una filosofia di vita, un modo di pensare, un pensiero, una strategia . Anche se le parole sono in inglese i due tipi che hanno pensato tutto ciò sono italianissimi. I due filosofi hanno pensato di sfruttare le pieghe spazio temporali che esistono nelle vite di ognuno di noi (in parole povere gli alti e i bassi che la vita ci offre). Cosa consiste la total quality life?


Consiste nel fare quello che Più ci piace in modo cosciente.


Quindi sabato o domenica prossimi se avete sempre pensato di fare qualcosa di carino come per esempio acquistare un oggetto, fare una gita, lanciarvi con il paracadute o qualsiasi altra cosa che possa farvi bene e che non avete mai fatto …. non abbiate timori fatela.

Vi accorgerete che la vostra vita lavorativa affettiva, familiare migliorerà in modo notevole. Durante la settimana successiva penserete ai momenti bellissimi che avete passato nel fare o acquistare o visitare o qualsiasi altra cosa che avete fatto in ambiente t.q.l.. Non è importante cosa facciate o quanto tempo impiegate, limportante è che siete convinti che state facendo qualcosa in ambiente di qualità totale per voi e per i vostri cari.

Quindi mettevi comodi e come dicono i due autori: non basta raggiungere la meta ma godersi il percorso.

Buon total quality life a tutti.

E se ti fa piacere fateci sapere la tua total quality life personale scrivendo qui

Maggiori informazioni

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Un sofferto viaggio nel disagio globale

Un sofferto viaggio nel disagio globale


Lavvio del Terzo Millennio è caratterizzato da un confuso progetto di mondializzazione, rappresentato e presentato da un percorso mediatico molto spesso deviato ed incapace di trasmettere i valori alla base della vita di ciascuno e necessari ad un vivere dinsieme basato sulla centralità delluomo, come soggetto pensante e come espressione di valori che rappresentano la forza per un cammino di rispetto reciproco, di dialogo e di pace dellumanità nel confronto delle differenze.

E questa la via della civiltà globale; deviarla è fortemente rischioso con la conseguenza di un possibili imbarbarimento tra le diversità umane che affollano il pianeta della Terra.

continua

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10 cose che dovremmo imparare per … vivere bene

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10 cose che dovremmo imparare

per vivere bene.


Ecco una piccola ricetta per vivere in questo mondo classificato liquido, postmoderno, post industriale.


Primo prevenire le conseguenze, sembra facile ma non lo è assolutamente.

Secondo consiglio leggere di tutto di più selettivo come vi pare ma farlo.

Terzo consiglio saper distinguere la verità dalla finzione, in ogni campo in ogni ramo sempre ovunque

quarto imparare a simpatizzare ci si nasce ma si può imparare e si possono migliorare gli angoli spigolosi

quinto essere creativi, non fossilizzarsi essere estrosi cercare di scoprire sempre cose nuove e diverse

sesto comunicare con chiarezza, non sempre ci si riesce ma dobbiamo porlo come obiettivo

settimo imparare sempre e comunque cose nuove da tutti senza distinzioni di alcun genere

ottavo stare bene con quello che si ha con quello che si è in ogni luogo con qualsiasi situazione

nono darci valore non sempre lo facciamo

decimo vivere significativamente sempre al massimo ogni momento, sempre, in ogni luogo in ogni tempo.


Ps Non sono idee mie ma le accolgo in pieno. Per correttezza ecco il link

domani riposo, giovedi 29 lo studio sui sistemi economici grandi che possono essere più fragili dei sistemi piccoli: uno studio tutto Italiano
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