I giocatori volanti

campo_di_calcio_improvvisato

A un tratto mi accorsi che non ero un bambino normale. Questo non voleva dire che ero super.

Assolutamente no. Significava che ero diverso. Piano, piano con le maldicenze. Non esageriamo. Non nei gusti sessuali. Ma andiamo con ordine, incominciamo dallinizio. Allepoca vivo ad A…, un bellissimo paese di poco più di cinquemila abitanti. Lo sport nazionale di tutti i bimbi di A…. era…. giocare a pallone. A tale scopo si erano inventati, creati, costruiti e abbelliti diversi campi di calcio.

Cera quello principale: il campo dove giocavano quelli che mangiavano pane e calci, quelli che non appena si svegliavano domandavano quanti giorni mancavano a domenica ed il martedì erano quasi sempre tristi. Quelli che andavano in giro sempre con la tuta da ginnastica ed avevano il pallone legato sulla bici perchè per giocare pallone ogni momento è quello giusto.

Poi cera il campo vecchio: non avevano potuto impiantarci lerba (non cresceva) e il sintetico non esisteva ancora o costava molto, e per questo motivo avevano costruito il campo nuovo con un sistema di drenaggio allavanguardia. (non era vero ma noi giocatori così credavamo).

Il capo vecchio aveva i muri aperti in più parti e il terreno di gioco era in argilla per veri uomini duri , per giocatori dacciaio. Era utilizzato dalle vecchie glorie del calcio e da chi aveva mamme comprensibili a buchi sulla biancheria e sulla sporcizia resistente . Poi cerano i campi rionali, ex campetti di tennis riadattati, spazi di terreno dove le squadre di muratori e operai lasciavano gli attrezzi da lavoro. Frequentavano questi campi gente seria che sicuramente sarebbero transitato per il campo principale. Era gente che andava a scuola per hobby e a scuola calcio per lavoro.

Poi cerano i campi volanti ideati dalle menti fervide di ragazzini sveglie sognatori. Non ci voleva molto per fare un campo volante: bastava uno spazio rettangolare e un paio di pietre che segnassero i confini della porta. Lunghezze e larghezze erano variabili e contrassegnate dal detto fino dove possiamo giochiamo ( compresi giardini privati e balconi delle case)..

Il pallone standard per i campetti volanti era il supersantos un pallone con una storia dietro che tutti sanno.

Noi naturalmente per non farci mancare nulla avevamo un campo in piena curva. Praticamente non riuscivi a vedere la porta avversaria …. se non voltavi langolo.

Ora il campo volante richiedeva una grande fantasia perchè erano pezzi di strada chiusa, le piazze antistante la Chiesa, erano in discesa e in salita, sulla sabbia, su terreni misti e chi più ne ha ne metta.

Io ero un giocatore di strada, da campo volante ma non avevo la stessa verve dei mie compagni di gioco perchè ogni tanto andavo a leggere libri e romanzi e ciò richiedeva tempo.

Libri che mi facevo prestare da una professoressa in pensione che a sua volta li chiedeva in prestito nella biblioteca della scuola e che dovevamo ritornare ad uno stretto giro di giorni Molte volte in una giornata metà tempo lo impiegavo a leggere, metà tempo giocavo nei campi volanti diventando a mia volta un giocatore volante senza squadra fissa. Per questo motivo ero considerato un diverso, un non giocatore professionista, uno di quelli che non ci metteva lanima, ma solo i piedi. E allepoca per me questo era una grande problema.



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