Artisti cilentani: Tony Palladino

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Oggi vi segnalo il sito di un cilentano.

Si tratta di Tony Palladino, fotografo del Cilento.


Così si esprime sullarte della fotografia


Ci si avvicina alla fotografia per il bisogno di dire qualcosa a qualcuno forse anche a se stessi, lo stesso bisogno primordiale delluomo pronto a "graffiare" le proprie emozioni sulle pareti della caverna e si comincia per scherzo, si cominciano a buttare rullini in esperimenti senza nessun senso, si cerca tra mille rivoli di arrivare al mare.

Si maturano esperienze, si molla, si riprende, si comincia a guardare tutto con un occhio diverso, spesso è "locchio di dentro", lo stesso della propria sensibilità e della propria "anima".


Guardando le sue foto possiamo scoprire lanimo antico e nobile di questo popolo fiero ma sottomesso dal destino, millenario ma allo stesso tempo ancora indomito.

Se non siete cilentani visitate il Cilento Terra di Miti e di Briganti, terra ospitale ma selvaggia.

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Cilento, una terra da modernizzare

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Ad un anno di distanza dalla sua pubblicazione propongo la lettura di questo articolo.

Cilento, una terra da modernizzare


A parità di giorni e di spettacoli, quest anno il Ravello Festival ha incrementato del 15 per cento le presenze di spettatori e del 52 per cento gli incassi. Ciò significa che, quando si costruisce un "sistema" turistico fatto di mare, mostre, concerti, buoni alberghi, cucina genuina e accoglienza raffinata, non c è monnezza che tenga. M a soprattutto significa che una regione polifonica come la Campania non può svilupparsi se non investe energie economiche e organizzative sulla provincia che, rispetto a Napoli, possiede le maggiori riserve ancora inesplorate di natura e di cultura. Il Cilento ne offre l esempio più eloquente. 270 mila abitanti distribuiti in una ottantina di Comuni a sud di Salerno, 22 dei quali hanno meno di mille abitanti. Una fitta rete di piccoli centri equamente distribuiti tra mare, collina e montagna, quasi a formare altrettanti quartieri di una cittadina ideale, immersa nel verde dei boschi che coprono il 22 per cento dell intera superficie. Qui, a Velia, Parmenide e Zenone esplorarono l essenza dell umana avventura. Qui, a Vatolla, Gian Battista Vico disegnò i corsi e i ricorsi della storia. Qui, a Paestum, Goethe si commosse davanti ai templi insuperati. Dunque, nella nostra società postindustriale, dove l emozione, l estetica, la qualità della vita emergono di giorno in giorno come valori dominanti e dove natura e cultura sono convocati per sviluppare l economia attraverso il turismo, nulla mancherebbe al Cilento per essere un miraggio afferrabile, un luogo di appagamento felice. Invece la popolazione diminuisce: emigrano soprattutto i giovani diplomati e laureati, che, dopo avere assorbito per venti anni le energie familiari, se ne vanno ad arricchire le già ricche regioni del Nord. Qui molto più che nel resto d Italia l economia è ancora legata all agricoltura e alla pesca, che insieme trattengono il 17 per cento della popolazione attiva. L industria occupa il 24 per cento dei lavoratori, ma si tratta di piccole imprese, in buona parte edili. Il resto opera in un terziario frammentato e senza slancio. Tra il cittadino e lo Stato, l unica istituzione radicata nella cultura consolidata del Cilento è la famiglia, ancora affettivamente indissolubile (i divorziati sono meno dell 1 per cento) ma già demograficamente modernizzata (il 70 per cento dei nuclei familiari è senza figli o ha un figlio soltanto). In mezzo, tra cittadino e Stato, vi è una mousse politica prevalentemente screditata, unita e divisa da interessi contingenti, sradicata da qualunque ideologia, senza piani precisi per il futuro. Questa mousse ha sperperato gli aiuti pubblici impiegandoli in imprese insensate; ha devastato il territorio con una speculazione demenziale, parimenti efferata nei centri costieri e in quelli interni; ha assicurato al Cilento un reddito pari alla metà di quello veneto; ha creato un patrimonio edilizio fatto per il 36 per cento di case vuote; ha desertificato un paesaggio collinare che copre con le sue imprevedibili bellezze il 67 per cento dell intero territorio; ha invaso le zone balneari con un turismo massificato che riesce a saturare i posti letto solo per il 26 per cento. Contro questa situazione aberrante, creata da operatori famelici e ignoranti, tanto guardinghi quanto aggressivi, lotta disperatamente un popolo modernizzatore fatto di giovani meritevoli e tuttavia disoccupati, di preti impegnati e tuttavia rimasti senza gregge, di donne battagliere e tuttavia esasperate da un maschismo arcaico, di genitori tenerissimi e tuttavia abbandonati dai figli emigrati, di intellettuali coltissimi e tuttavia condannati a vivere in una palude di ignoranza parimenti alimentata dall ottusità conservatrice e dalla stupidità mediatica.è dunque persa ogni battaglia di modernizzazione? Tutt altro! Il Cilento rappresenta l area campana con il maggiore potenziale di sviluppo. Le sue coste, benché mortificate dalla speculazione rapace, riservano ancora tesori di bellezze incontaminate, disponibili per un turismo di alta qualità. Il suo associazionismo culturale mette a disposizione del territorio una "università invisibile" che fa del Cilento l area più intellettualizzata della regione. La sua rete di imprenditori e di professionisti, esasperata dal prezzo finora pagato al clientelismo miope, è impaziente di novità e di trasparenza. Tutto è pronto, dunque, per un salto del Cilento dal torpore rurale allo sviluppo postindustriale. – DOMENICO DE MASI


fonte: Repubblica — 29 luglio 2008 pagina 1 sezione: NAPOLI

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Recensione libri: enakapata

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qui la recensione

Cosa ha spinto un uomo napoletano, un sociologo a lasciare per un mese il suo lavoro, le sue abitudini i suoi affetti più cari per trasferirsi in Giappone ad intervistare, a scoprire, ad annusare condividere e integrarsi in un mondo completamente diverso dal suo?


La soluzione, a questa domanda, in questo libro Enakapata, scritto da Vincenzo e Luca Moretti, padre e figlio Già ma cosa vuol dire enakapata e perché? Enakapata è un verso nippo napoletano inventato dagli autori, che vuol dire è una capocciata, una cosa da urlo, uno sballo qualcosa di diverso dall’ordinario, qualcosa che ti fa capire quello che avevi sotto il naso ma non avevi mai riflettuto.


Ne esce fuori un diario, il racconto di una vita, un grido di dolore, un grido di conforto e di smarrimento e di ritrovamento, quasi un urlo di speranza verso il futuro.


Ho intravisto un doppio livello di lettura in questo libro: il primo come fanno gli scienziati a scoprire l’imponderabile, il secondo livello è solo vivendo intensamente che possiamo realizzarci

Il professore Vincenzo Moretti ci rassicura e ci tranquillizza Tutto funziona per genio e per caso.

L’importante è capire, dare un senso ad un insieme di flussi che ci travolgono, ci invadono ci sfiorano, ci arricchiscono.

Un po come vivere in un ambiente straniero ostile e completamente diverso dal nostro e dare un senso a ciò.


Il libro ci indica due vie la prima razionale la seconda ancora da studiare: imparare linglese e scoprire che non di grandissima utilità per la vita quotidiana giapponese, la seconda aiutarsi con il genius napoletano, il tutto condito con un metodo di lavoro straordinario: 17 ore filate di lavoro come un vero giapponese.

Tutto ciò si scopre leggendo Enakapata, storie di strada e di scienza da Secondigliano a Tokyo.

Alla fine del libro due domande:

la prima: che tipo di diario poteva scrivere un ipotetico scienziato giapponese in missione in un centro di ricerca napoletano.

La seconda: Paghiamo per dieci anni una ventina di alte teste giapponesi pensanti e mettiamoli al servizio della ricerca italiana ne uscirà qualcosa di diverso oppure no?


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Dal Cilento ortaggi sottolio per i negozi della Svizzera

prodotti cilento

Le proposte di vendita allestero sono numerose per Maria Curcio, titolare dellazienda Cento Sapori di Casalbuono, specializzata nella produzione di ortaggi sottolio e confetture rigorosamente senza conservanti. La produzione continua però ad essere destinata al mercato regionale .

Rispettare i tempi della natura è la prima regola di Maria Curcio, titolare dellazienda Cento Sapori di Casalbuono.
"Il nostro lavoro e la gamma dei nostri prodotti dipende dalla disponibilità che ci offre il territorio", racconta, "quindi a priori sappiamo di poter soddisfare una richiesta limitata ma, al tempo stesso, di garantire un prodotto genuino, per nulla alterato, e sicuro da ogni punto di vista".

Continua

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Cilento, poesia, emozioni

Ne abbiamo già parlato in questo post.

Giuseppe De Vita, è un distinto signore cilentano, capace di ascoltare e di sviscerare la vera indole del cilentano emozionare ed emozionarci.

In parole povere, vivere senza dimenticare i propri trascorsi.

Questo è il Cilento genuino, terra arsa e selvaggia ma capace di miracoli e di vita vissuta, quella vera, fatta di poco, fatta di niente, “terra sponzata re surore e di fatica”, dice il poeta.

Oggi godiamo di tre momenti di questo autore cilentano.

Nel primo video abbiamo un inno alla nebbia, nel  secondo un rispettoso omaggio allulivo, pianta patrimonio del Cilento, nel  terzo un racconto di vita vissuta: la preparazione del ragù.

Con il racconto del sugo di nonna Peppina………… si sente nellaria il profumo del ragù…..un profumo intenso, forte per veri cultori.

E tu quale poesia preferisci?

Dimmi la tua opinione

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