opere di misericordia

La professoressa di italiano di mia figlia dodicenne ha chiesto di ricercare le opere di misericordia.

Ho fatto notare a mia figlia che non vengono studiate oramai da anni.

Ho cercato su wikipedia e ho scoperto una cosa interessante conoscevo le opere di misericordia corporali e non quelle spirituali..

Vi propongo di leggere

Le sette opere di misericordia spirituale

1. Consigliare i dubbiosi.

2. Insegnare agli ignoranti.

3. Ammonire i peccatori.

4. Consolare gli afflitti.

5. Perdonare le offese.

6. Sopportare pazientemente le persone moleste.

  1. Pregare Dio per i vivi e per i morti.

Per quanto ne so io, le opere di misericordia spirituale sono un’invenzione del clero (anche se devo ammettere che sono molto evocative: “sopportare pazientemente le persone moleste” è un capolavoro), mentre quelle di misericordia corporale trovano un riferimento in un passo del vangelo di Matteo (XXV, 31 ss.).


Tralasciamo lultimo e leggiamo gli altri. Nellattuale società liquida, insicura, in crisi perenne più che opere di misericordia mi sembrano punti irrealizzabili.

Ps senza intenzione di offendere chi crede veramente personalmente mi resta difficile riuscire a non trovare in questo periodo milioni di dubbiosi di peccatori di afflitti di persone moleste. Forse è colpa della società o forse sono io che ho una visione particolare del mondo. Cosa ne pensate? scrivetemi

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LA FESTA DI SAN PANTALEONE A VALLO DELLA LUCANIA

san panta

credits

Come ogni anno, si rinnova la processione di san Pantaleone medico e Martire della Chiesa. Una processione colorata vivace significativa e suggestiva.

Un mondo parallelo fatto di fede, di passione di impegno e di devozione, in tempi di società liquida e di globalizzazione, una presenza sempre importante e tradizionale. Il più grande ente al mondo centro di globalizzazione La Chiesa è in festa sfoggiando i suoi uomini e credi più importanti. I numeri parlano chiaro 22 statue di santi oltre cento portatori più chierici, uomini di Chiesa, e autorità civile una folla impressionante un comitato festa coeso e numeroso pronto a rendere omaggio al Santo patrono della Diocesi.


La festa di san Pantaleone ha una tradizione antica e altamente scenografica. Il nostro santo protettore viene portato in processione per le vie principali del paese per oltre due ore. Ora la scenografia è alimentata da una marea di folla venuta in compostezza ad onorare il santo e da ben 22 statue che precedono il santo patrono. Sono le statue che si trovano sul territorio vallese chi nelle chiesette nelle cappelline o in custodia alle famiglie nobili e meno nobili del circondario vallese. Trai santi esistono delle gerarchie c è chi ha fatto i miracoli chi è Dottore della Chiesa chi è stato vescovo o chi è stato martire tutto questo viene descritta nella vita dei santi così la processione si snoda per le vie partendo dai santi con meno qualifiche fino ad arrivare ai santi con più miracoli allattivo.


Non ci resta che partecipare con vera passione alla processione giorno 27 luglio in onore di San Pantaleone, ogni anno sempre uguale ogni anno sempre diversa e particolare.

Maggiori informazioni

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Il professore Rossi: parole di speranza per il Cilento

Marzia di Chora tv ha intervistato il Professore Luigi Rossi, professore presso luniversità degli studi di Salerno, Presidente dellarea didattica della facoltà di scienze politiche storico e conoscitore fine del Cilento. Ecco il video e il resoconto.


“Si parla di identità e di appartenenza al Cilento, di solito è una identità che si esprime in termini individuali.

Non cè la capacità di esprimersi in termini comunitari, e secondo me questo è il grande handicap di una zona che per alcuni aspetti si dice sia stata benedetta da Dio, per cui è diventata Patrimonio dellUmanità, ma che sostanzialmente ancora non riesce ad operare con una sensibilità comunitaria, che potrebbe finalmente moltiplicare le forze autoctone e quindi vincere e superare lo storico isolamento, vincere e superare le diffidenze, vincere e superare quella diatriba costante tra città e campagna, che determina nella estesa campagna quindi il Cilento il Parco del Cilento, la obbligatoria accettazione della volontà della città.

E il Cilento ha reagito come al solito come i Capponi di Renzo: si sono beccati tra di loro, e alla fine hanno perso tutti.

Questo probabilmente forse è il più grande limite che ci trasciniamo da anni, e se non pigliamo coscienza del fatto che dobbiamo essere rete,

Probabilmente la situazione tenderà a peggiorare, i problemi aumenteranno, e la capacità di soluzione con le politiche i programmi la mentalità, il codice di comportamento tradizionale, risulteranno sempre meno adeguati ad un futuro che è già presente, è già realtà, e della quale probabilmente noi non ci rendiamo conto.

Forse una soluzione è questa: smettere di percepirci come appartenenti ad una realtà vecchia, e scoprire invece la bellezza di essere antichi, perchè essere antichi significa avere la coscienza di un radicamento che ha avuto valore nel passato, ha valore nel presente, e soprattutto può essere il punto di riferimento, la roccia su cui costruire la casa del futuro.”


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Nuovi soggetti sociali: i digitali

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Nuovi soggetti sociali

Nella mappa variegata della nostra società, si va profilando un nuovo paradigma: cioè un insieme di elementi, di caratteristiche, di modi di pensare e di vivere che contraddistinguono un nuovo gruppo sociale, sempre più vasto e distinto di persone: soprattutto giovani, ma non solo giovani; non solo disoccupati, ma soprattutto disoccupati. Ne abbiamo già accennato nella prima parte; qui vale la pena di parlarne con qualche dettaglio in più.

Se dovessi dare un nome a questo nuovo «soggetto collettivo», fatto di persone che la pensano più o meno allo stesse modo, lo chiamerei appunto «digitale» in onore di Nicholas Negroponte e di Bill Gates che, in un certo senso, ne sono i profeti e gli antesignani.

Ciò non significa che i «digitali» si distinguono soltanto per la loro identificazione quasi maniacale con il computer, con la posta elettronica e con Internet: significa che il computer e Internet sono il loro segno distintivo così come la televisione è stato il segno distintivo della generazione che si è identificata nei mass media e così come la

catena di montaggio fu il segno distintivo della generazione che si identificò nella fabbrica.

Molti altri caratteri specifici connotano il modo di vivere e di pensare dei «digitali»: la soddisfazione per la conquistata ubiquità, grazie alla potenza dei mezzi planetari di comunicazione e di trasporto; la dimestichezza con la virtualità, che rende i loro rapporti sempre più astratti e arricchisce i loro sensi di nuove dimensioni; la fiducia nellingegneria genetica, che consente di modificare il corpo umano e il suo destino biologico; laccettazione dellandroginìa e della femminilizzazione, grazie alle quali i generi sono posti sullo stesso piano e ciascuno di essi acquisisce valori che prima erano monopolizzati dallaltro; la consapevolezza che il tempo libero ha importanza almeno pari al tempo di lavoro e che lozio è spesso più creativo dellattivismo.


I «digitali» condividono tutte queste novità e altre ancora: sono molto attenti allecologia e tendono a uno sviluppo sostenibile; accettano con entusiasmo la multirazzialità, la convivenza pacifica delle culture e delle religioni; amano la notte almeno quanto il giorno e non fanno troppa differenza tra i giorni ufficialmente festivi e quelli ufficialmente feriali. A differenza dei loro genitori, che avevano più zii che nomi, i «digitali» hanno più nonni che zii.

I «digitali» sono già abituati a confondere le attività di studio, di lavoro e di tempo libero: la frequente consuetudine con la disoccupazione li ha abituati a coniugare spezzoni di lavoro casuali con fasi di studio più intenso, con viaggi, con la cura della famiglia e del gruppo amicale. Perciò essi tendono a parlare più lingue, soprattutto linglese, e tendono a comunicare per mezzo di «nuovi esperanti» come la musica, rock, larte post-moderna, la disinvoltura dei rapporti sessuali, lassenza di ideologie forti. Hanno preferenze spiccate per determinate riviste, determinati cantanti, determinati artisti, in cui si identificano.

I «digitali» sono spesso disoccupati, ma colti e agiati. Vivono attingendo al patrimonio familiare: perciò tendono a dare poca importanza al denaro come fine a se stesso e poca importanza al consumo come sintomo di status. Curano il proprio corpo ma non lo arredano in modo costoso, preferendo «ciò che si è» a «ciò che si appare».

I «digitali» sono una «cultura». Anzi, una controcultura oziosa e creativa rispetto alla cultura impiegatizia e manageriale, frenetica ed esecutiva.


Il futuro del lavoro Domenico De Masi pagine 280 e 281

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Arisa fans club

Arisa Fans Club la stampa domenica 22 febbraio 2009

Massimo Gramellini


La prima volta che ho visto Rosalba Pippa, in arte Arisa, scendere le scale dell’Ariston con l’andatura storta da anatroccolo, le calze bianche da suora, la frangetta da secchiona e gli occhiali telescopici da «siccome che sono cecata», ho pensato nell’ordine che fosse una comica, un’imbucata, una mia prozia rediviva.

Poi ha aperto la bocca, non prima di averla sbattuta per sbaglio contro il microfono, e con un semplice «sin-ce-ri-taaa» ha conquistato il mio televoto.

Se una come Arisa fosse entrata nei nostri tinelli quarant’anni fa, probabilmente non ci avremmo fatto caso. Si sarebbe mimetizzata nella fauna televisiva circostante. Ma dopo quarant’anni di corpi scosciati, labbra rifatte e discorsi volgari pronunciati in tono disinibito da ragazze senza qualità, una personcina timida e goffa che arriva in tv solo perché conosce bene il suo mestiere assume quasi i contorni della provocazione.


Superata la sorpresa iniziale, mi è venuto addirittura il dubbio che fosse finta. A questo livello di cinismo ci ha ridotti il racconto mediatico della realtà, in cui persino le tragedie sembrano obbedire alle esigenze di un copione già scritto. Ho pensato l’avessero costruita in laboratorio, mettendo insieme ritagli di vecchie fotografie e bozzetti di cartoni animati. Figlia della signora Assunta, della vita nei campi e di quell’inesauribile mondo di provincia (la meravigliosa Lucania, nel suo caso) che credevamo svanito per sempre dentro la pappa uniforme della modernità. Solida, leggera, educata, surreale. Una creatura del miglior dopoguerra italiano che rispunta sulla soglia di un nuovo ciclo di sobrietà.


Ammettiamolo. Con le sue movenze impacciate e le sue dichiarazioni non melense da brava ragazza che sogna l’amore eterno e ammira la comicità educata di Raimondo Vianello, Arisa sembra davvero studiata a tavolino da un consulente di marketing. Ma se anche lo fosse, sarebbe la conferma che persino il mondo dei «creativi» snob che in questi decenni ha costruito l’orrore pacchiano della nostra tv si è finalmente accorto che bisogna cambiare registro e proporre ai giovani modelli più sobri, più veri, più adatti ai tempi che ci attendono.


Poi Arisa ha vinto il Festival e ho seguito in diretta la sua reazione, confrontandola con quella delle vincitrici dei tanti concorsi che la tv ci propina ogni giorno. Di solito, appena apprendono di aver vinto, lanciano urletti isterici e piangono sulle spalle delle rivali, che vorrebbero ucciderle e invece fanno finta di essere commosse anche loro. Arisa no. È rimasta rigida e muta, con le mani parcheggiate compostamente dietro la schiena, come se fosse davanti al preside per un’interrogazione. Ma intanto una lacrima le scendeva giù per l’occhialone, nonostante lei si sforzasse di risucchiarla dentro le orbite chiedendo scusa al mondo intero. Allora tutta la platea si è alzata in piedi per applaudirla e anch’io davanti alla tele mi sono sentito orgoglioso, come se avesse vinto una persona di casa, magari proprio la mia prozia rediviva. Ma non era Arisa che applaudivamo. Era una certa idea di Italia di cui avvertiamo la nostalgia, il desiderio e di nuovo il bisogno.


Cosa dire Gramellini fantastico, Arisa anche ……. Viva lItalia, Forse … ce la possiamo fare!!!

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10 cose che dovremmo imparare per … vivere bene

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10 cose che dovremmo imparare

per vivere bene.


Ecco una piccola ricetta per vivere in questo mondo classificato liquido, postmoderno, post industriale.


Primo prevenire le conseguenze, sembra facile ma non lo è assolutamente.

Secondo consiglio leggere di tutto di più selettivo come vi pare ma farlo.

Terzo consiglio saper distinguere la verità dalla finzione, in ogni campo in ogni ramo sempre ovunque

quarto imparare a simpatizzare ci si nasce ma si può imparare e si possono migliorare gli angoli spigolosi

quinto essere creativi, non fossilizzarsi essere estrosi cercare di scoprire sempre cose nuove e diverse

sesto comunicare con chiarezza, non sempre ci si riesce ma dobbiamo porlo come obiettivo

settimo imparare sempre e comunque cose nuove da tutti senza distinzioni di alcun genere

ottavo stare bene con quello che si ha con quello che si è in ogni luogo con qualsiasi situazione

nono darci valore non sempre lo facciamo

decimo vivere significativamente sempre al massimo ogni momento, sempre, in ogni luogo in ogni tempo.


Ps Non sono idee mie ma le accolgo in pieno. Per correttezza ecco il link

domani riposo, giovedi 29 lo studio sui sistemi economici grandi che possono essere più fragili dei sistemi piccoli: uno studio tutto Italiano
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