Lustrini, nastrini, ricamini luccichini.

glitterMAIN

Attenzione questo è un post polemico.

 

Il titolo mi è stato suggerito da un dialogo avvenuto con una persona unica, studentessa universitaria, con la testa al posto giusto: sul collo, persona che non si fa incantare dai cosiddetti lustrini, nastrini ricamini, luccichini. Il ragionamento è il seguente: oggi più che al contenuto dedichiamo il nostro tempo a rincorrere i lustrini che avvolgono il regalo, i luccichini che contornano lavvenimento, dimostriamo interesse ai ricamini più che alloggetto che acquistiamo. Ci facciamo incantare dal tipo di lustrino che avvolge il nostro tesoro. E molte volte, il nastrino applicato ci devia, ad un punto tale, da non riuscire più a comprendere cosa volevamo fare. Volete un esempio pratico? Prendete i cellulari oggi. A volte trovate dei mezzi bellissimi pieni di funzioni che …. stentano a telefonare in modo serio e preciso. Ovvero un mezzo nato per fare unazione ben precisa, ovvero comunicare con gli altri in modo semplice e veloce, fa tutte altre azioni sì importanti come fotografie, video, messaggi, giochi, ed altro ma non sa telefonare decentemente.Tweety-Glitter

Quindi viva i nastrini ma con moderazione.

Cosa ne pensate? scrivetemi

 

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vi offro un caffè

caffè

Il caffè di Luccio


Bisogna avere pazienza e lasciare la fretta fuori la porta. ma questo è il minimo che bisogna fare.

Poi, con calma ci si accomoda, davanti al bancone. Di legno antico e non di formica impersonale. Poi bisogna aspettate che il il macinacaffé faccia il suo dovere,e sforni dai chicchi di Moka Florence, una miscela testa di moro castoro gusto ricco. Luccio, Pantaleone con il suo cucchiaio appara e riempi la caldaia di polvere profumata. Prima di stringere la caldaietta prova il vapore sprigionando tutta la sala da bar di aromi e, nel frattempo un bicchiere formata tavola di acqua di fontana. Rigorosamente di acqua del monte Gelbison che il cliente sorseggia per togliere il sapore in bocca e preparare il palato al gusto del caffè.

Luccio è sempre cordiale, e generalmente ci indica le ultime nuove con un sorriso amabile e caldo.

Nel frattempo ha inserito la caldaietta sotto la macchina del caffè ed ha stretto forte.

L’aroma si spande e il liquido nero goccia a goccia entra nella tazzina, rigorosamente bollente. E’ un attesa lunga, pensierosa non per l’uomo cittadino moderno frettoloso e produttivo ma una attesa lenta oserei dire millenaria dell’uomo che gusta la vita, di chi ha tempo da perdere perché sa che non è una perdita di tempo ma riappropriazione dei propri ritmi. Così goccia a goccia la tazzina si riempie a metà, e Luccio con gesto esperto chiude e inserisce la tazzina sotto il fiotto di vapore. Li in sotterranea svaporata, porta la tazzina al banco e con un colpo di polso fa scivolare nella tazzina un cucchiaino raso di zucchero. Ora questa operazione può sembrare strana ma ha una sua valenza altissima. Egli riesce a inzuccherare non solo il caffè ma anche la parte alta della tazzina dove si posano le labbra formando un vero e proprio tappeto sottile di zucchero. Un tappeto che ha una funzione vitale. Girato il caffè, l’avventore bevendolo in 3 sorsi come vuole la tradizione, riesce a cogliere tutti i gusti di cui è composta la tazzina di caffè.

Nel primo sorso le papille gustative si adeguano al nuovo sapore, il caffè scorre sul lieve letto di zucchero che non sciolto nel caffè scivolano nel cavo della bocca rendendo fluido e piacevole l’aroma, la seconda boccata la decisiva forma un velluto di miscugli tra zucchero aroma e schiumetta alta 4 millimetri, la terza finale e conclusiva chiude un aroma e un sapore che coniugata con il calore della tazzina fa in modo che la festa termini come uno scoppio finale di fuochi di artificio nelle festa patronali. Assomiglia ai tre botti finali che si odono i più forti di tutti i colpi scuri quelli decisivi che non fanno colore ma solo rumore. L’avventore porge i suoi 70 centesimi e contento si avvia verso la sua vita quotidiana mentre il sapore deciso forte aromatico, robusto allo stesso tempo conservatore e non scevro di emozioni si avvia verso la gola rendendo il tutto ancora immensamente piacevole per almeno altri cinque minuti buoni.



Bar Cerbone

Piazza santa Caterina

Vallo della Lucania

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relax: vi offro un caffé

caffè

Nel solito bar dove la mattina prendo il mio caffè.

Oggi giornata particolare. Cè un forestiero.

No, non fraintendetemi: solo un dottore di Padova che non fa parte della solita cerchia di abituali frequentatori del bar. Cè confidenza con il barista, segno che ogni tanto il  dottore,  si avventura nella Terra di Nessuno, e dopo aver consumato un caffè e meravigliatosi per il costo irrisorio rispetto ai prezzi del Nord, chiede un gratta e vinci. Quasi per scusarsi, dice che lui nella sua Padova non gioca mai, abituato comè a lavorare solamente.

Ma qui fa una eccezione e con un fare tra il plateale e lallegro, che coinvolge tutti i frequentatori del bar, chiede “il biglietto della terza fila ultimo a destra un po nascosto”. Tutto normale e la favola non ha nessuna morale; solo una piccola innocua e innocente domanda: Perché un professionista si comporta serio e freddo nella rigida Padova e qui nel profondo Sud in una terra depressa e selvaggia socializza, si rilassa, perde due minuti del suo tempo per tentare la fortuna bendata?

Ah, dimenticavo: il dottore ha vinto anche cinque euro!!

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